La libertà di non essere omologati
Nessuno meglio di Israele conosce il significato della parola genocidio, un parola che solo a pronunciarla provoca un senso di orrore misto ad angoscia, tanto vile quanto disumano è lo spregio verso la vita di altri essere umani.
Negli anni della seconda guerra mondiale, furono gli ebrei ad essere mortificati, umiliati con l’olocausto, un crimine che ha spazzato via sotto la furia del nazismo hitleriano milioni di esseri umani innocenti senza distinzione di età e ceto sociale, colpevoli solo del loro essere non appartenenti alla razza ariana.
Pensavamo come essere umani di non dover più assistere da allora a mattanze di questo genere, ma poi non è andata così, la storia lascia sempre un segno indelebile e non possiamo non ricordare il genocidio cambogiano sotto i Khmer Rossi, quello del Ruanda, passando per l’ex Jugoslavia, il Darfur, e il genocidio in Iraq e Siria giusto per citare quelli più noti.
Esempi di come l’odio dell’uomo verso altri uomini possa generare altro odio difficile da fermare.
La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948 definisce il genocidio come atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, e pertanto puniti.
Esattamente quello o che sta accadendo a Gaza in questi giorni, in queste ore.
Il popolo palestinese ha diritto di vivere nella sua terra allo stesso modo con cui ne ha diritto Israele, punto.
Tutto il resto a partire dall’azione armata di Israele è da condannare.
Per questo, per la pace nel mondo, per dirimere controversie fra Stati è stato istituito l’Onu, con l’aggiunta che per condannare e contrastare fenomeni come quello del genocidio è stato creato il tribunale dell’Aja per i diritti dell’uomo.
Se le Nazioni Unite non sono più in grado d’intervenire con efficacia ed efficienza e lasciano ai potenti del mondo un ruolo che non gli è proprio, è venuto il momento di ridiscutere e ridisegnare certi istituti, forse dopo 80 anni le cose vanno riviste e le regole d’ingaggio cambiate; ma di certo non affidati a stati o governanti incapaci di creare i presupposti per una pace giusta.
In tutto questo il nostro governo si segnala tra i più vicini a Israele.
Un atteggiamento dovuto alla estrema vicinanza di Giorgia Meloni a Donald Trump, tra i principali fiancheggiatori del governo Netanyahu.
Registrati
Benvenuto! Accedi al tuo account
Hai dimenticato la password? ottenere aiuto
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.

