Garlasco, nuovi indizi dai gioielli di Chiara Poggi
Dopo quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione mediatica. Sono state completate le nuove analisi sugli oggetti che la giovane indossava la mattina del 13 agosto 2007, e secondo i consulenti della famiglia Poggi sarebbero emersi riscontri ritenuti rilevanti.
Gli accertamenti hanno riguardato gioielli e accessori personali, tra cui una catenina con ciondolo a forma di dente di squalo, diversi braccialetti — uno dei quali con inciso il nome “Chiara” —, un orologio, una cavigliera e gli orecchini. Al momento del ritrovamento del corpo sulle scale della villetta, uno degli orecchini era ancora al lobo, mentre l’altro fu rinvenuto sulla scena del delitto, probabilmente perso durante l’aggressione.
Parte di questi reperti era già stata esaminata nel 2007 dai carabinieri del RIS di Parma, ma non tutti erano stati sottoposti a prelievi o analisi approfondite. Alcuni oggetti, pur presentando tracce, non erano mai stati realmente studiati. Ora, per la prima volta, l’intero lotto è stato analizzato nell’ambito di una consulenza tecnica richiesta dalla famiglia Poggi.
Garlasco: le parola del tecnico
A confermare la chiusura delle verifiche è Dario Redaelli, esperto di analisi della scena del crimine e consulente dei familiari: «Le analisi sono terminate e abbiamo ottenuto i riscontri che stavamo cercando», ha dichiarato. I risultati potranno essere utilizzati in un’eventuale richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, affinché i giudici possano valutare anche questi nuovi dati.
Redaelli precisa che il lavoro svolto non riguarda altre piste investigative emerse negli ultimi mesi: l’obiettivo è esclusivamente la possibile riapertura del procedimento a carico di Stasi. I dettagli degli accertamenti non sono stati resi noti, ma spetterà a un giudice stabilire la reale portata degli elementi raccolti.
Gli oggetti analizzati erano stati conservati per anni e restituiti alla famiglia Poggi nel 2010, in condizioni integre. Come sottolinea l’avvocato Gian Luigi Tizzoni: «Stiamo facendo molte cose, tra le quali anche analizzare gli oggetti restituiti nel 2010 ai familiari. I giudici del primo processo d’appello all’epoca ce li negarono». Oggi, quei reperti tornano al centro dell’attenzione, aprendo nuovi scenari.
Parallelamente, proseguono anche altri accertamenti, tra cui quelli sui computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, a conferma che la strategia difensiva dei familiari si muove su più livelli.

