Garlasco, altro colpo di scena: indagine sui conti dei carabinieri

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Si allarga il perimetro dell’inchiesta bresciana sul caso Garlasco, il procedimento che vede al centro l’ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. Al magistrato viene contestato di aver ricevuto tra i 20 e i 30 mila euro per favorire, con una richiesta di archiviazione del 2017, Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi, la giovane uccisa nel 2007.

Negli ultimi giorni, gli investigatori della Guardia di Finanza di Brescia e del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano hanno puntato l’attenzione anche su una serie di versamenti sospetti su conti riconducibili ad ex appartenenti all’Arma, che orbitavano attorno alla prima indagine Garlasco e al cosiddetto “sistema Pavia” – un intreccio di rapporti tra ex militari e magistrati che avrebbe fatto capo, secondo l’accusa, allo stesso Venditti e all’ex pm pavese Pietro Paolo Mazza.

Il denaro e i conti sotto la lente

Al centro degli accertamenti, ci sono alcune operazioni bancarie datate 2017, in particolare un bonifico da 1.000 euro con causale “regalo per Giuseppe” destinato all’ex carabiniere Giuseppe Spoto, che all’epoca si era occupato delle intercettazioni relative a Sempio. Sentito come teste non indagato lo scorso 26 settembre, Spoto ha fornito la sua versione: «Credo sia stato un versamento di mia moglie per coprire spese legali di un procedimento da cui sono poi stato assolto».

Gli inquirenti, però, hanno riscontrato anche un secondo versamento, sempre di mille euro, datato 16 giugno dello stesso anno. Alla domanda sulla provenienza del denaro, Spoto ha replicato: «Posso solo pensare che fossero somme per pagare ancora le spese legali, forse ricevute da familiari». Non ha ricordato, tuttavia, se in quel periodo ci fossero stati altri depositi in contanti.

La difesa di Venditti

Domani mattina alle 11, l’ex procuratore Mario Venditti comparirà davanti al Tribunale del Riesame di Brescia, assistito dall’avvocato Domenico Aiello, per impugnare i sequestri e le perquisizioni eseguite a fine settembre, compreso il sequestro del suo telefono.

La difesa parla di un’inchiesta “distorcente la funzione requirente” e accusa i magistrati di Pavia e Brescia di aver condotto “un’attività investigativa di parte, in contrasto con un giudicato dello Stato”, riferendosi alla condanna definitiva di Alberto Stasi del 2015. Secondo Aiello, il fascicolo bresciano avrebbe travalicato i suoi confini per inseguire “un legittimo, ma pur sempre privato interesse processuale”, quello della difesa di Sempio, il cui nome è tornato d’attualità dopo la riapertura delle indagini sul delitto Poggi.

Le manovre sulle competenze

Proprio su questo punto, il legale di Venditti ha inviato una lunga nota alle Procure generali di Milano e Brescia, oltre che ai pm di Pavia e al gip Daniela Garlaschelli, chiedendo che anche la nuova indagine su Sempio venga trasmessa a Brescia, poiché da lì sarebbero emerse le presunte prove della corruzione. “È tutto connesso”, sostiene Aiello, secondo cui la competenza territoriale spetterebbe interamente ai magistrati bresciani.

Al momento, però, la difesa di Sempio non ha presentato istanze simili. Fonti giudiziarie parlano anzi di frizioni interne al collegio, che potrebbe perdere uno dei suoi legali storici, l’avvocato Massimo Lovati. Quest’ultimo, dopo le tensioni seguite a un’intervista rilasciata in un format di Fabrizio Corona, ha conferito mandato all’avvocato Fabrizio Gallo e ha chiesto di essere ascoltato per un’accusa di diffamazione legata a sue dichiarazioni sull’avvocato Angelo Giarda, storico difensore di Stasi, scomparso nel 2021.

Un’inchiesta che continua ad allargarsi

Il mosaico del “caso Garlasco”, a quasi vent’anni dal delitto, si complica ulteriormente. A Brescia i magistrati cercano di ricostruire un presunto sistema di favori, omissioni e scambi di denaro che avrebbe influenzato non solo l’inchiesta originaria, ma anche alcune scelte processuali successive.
Un’inchiesta che non riscrive (almeno per ora) la storia giudiziaria di Chiara Poggi e Alberto Stasi, ma che rischia di cambiare quella della giustizia pavese.