Bufera sull’Autorità Garante per la Privacy dopo l’inchiesta di Report, che avrebbe messo in luce presunti conflitti di interesse e legami politici interni al collegio. Pd, M5S e Avs chiedono ora le dimissioni di tutti i componenti e un “azzeramento” dell’authority.
«Sta emergendo un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell’Autorità – ha denunciato Elly Schlein –. Non c’è alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio». Sulla stessa linea Giuseppe Conte, che in Aula ha attaccato duramente il componente Agostino Ghiglia: «Lavora per tutti i cittadini o solo per Fratelli d’Italia? Le istituzioni di garanzia non possono diventare succursali di un partito». Anche Angelo Bonelli di Avs parla di “quadro gestionale opaco e incompatibile con la natura indipendente del Garante”.
La premier Giorgia Meloni, intercettata a Fiumicino prima di un comizio a Bari, ha replicato respingendo le accuse: «L’authority è eletta dal Parlamento, non abbiamo competenza per azzerarla. Inoltre, questo collegio è stato nominato durante il governo giallorosso, con un presidente in quota Pd». Un’affermazione che ha scatenato la reazione di Conte: «Meloni finge di non governare. Dice di non avere competenza, ma scambiava messaggi con Ghiglia. È ipocrisia pura».
Dal centrodestra, Fratelli d’Italia ribalta l’attacco: «Report fa un giornalismo di parte contro il governo – ha detto Federico Mollicone –. Siamo per il pluralismo, ma non accettiamo campagne mediatiche che vogliono delegittimare le istituzioni».
Intanto, Ghiglia, al centro delle polemiche, difende la propria posizione: “Non c’è motivo per dimettersi. Il Garante è indipendente e non tiene conto delle suggestioni politiche”.

