È considerato il furto del secolo, e non solo per il valore economico: 88 milioni di euro stimati per i gioielli sottratti al Louvre, appartenuti a Napoleone Bonaparte, ma secondo gli inquirenti e gli storici il vero danno è “incommensurabile” dal punto di vista storico e culturale.
A due giorni dal colpo, la Francia è ancora sotto shock. Quattro ladri, probabilmente stranieri e legati a organizzazioni criminali internazionali, sono riusciti ad agire in pieno giorno, mischiandosi ai turisti, indossando gilet gialli da operai e utilizzando un montacarichi rubato per accedere alla Galleria di Apollo, uno degli spazi più simbolici del museo parigino.
Una caccia all’uomo in tutta la Francia
La procuratrice di Parigi Laure Beccuau, che coordina le indagini, ha parlato di una cifra “spettacolare” ma ha sottolineato che “il danno storico supera qualunque valutazione monetaria”. Intanto, sessanta agenti tra poliziotti e gendarmi sono stati mobilitati in tutto il Paese. La priorità è recuperare i preziosi prima che possano essere smembrati, venduti sul mercato nero o uscire dai confini francesi.
Tra gli elementi in mano agli investigatori:
- Un gilet giallo abbandonato da uno dei ladri durante la fuga, contenente tracce di DNA;
- Il montacarichi usato per entrare, rubato pochi giorni prima da una banlieue parigina, su cui sono state ritrovate impronte e tentativi di incendio maldestri da parte dei ladri per cancellare le prove.
Sicurezza sotto accusa: le polemiche non si fermano
La vicenda ha innescato un’ondata di critiche sulla sicurezza del museo più visitato del mondo. Il settimanale Le Canard Enchainé ha denunciato che le nuove teche di protezione sarebbero meno sicure di quelle utilizzate in passato, che si ritraevano automaticamente in cassaforte in caso di allarme. Ma il Louvre ha risposto con fermezza: “I vecchi sistemi erano obsoleti e mettevano in pericolo i gioielli. I nuovi garantiscono massima sicurezza.”
Nel frattempo, Le Figaro ha rivelato che Laurence des Cars, presidente del museo, aveva presentato le dimissioni per l’impatto emotivo del furto. Il presidente Emmanuel Macron, però, le ha respinte, esprimendole pieno sostegno e chiedendole di “tenere duro” in vista del progetto del Grand Louvre, che le è stato affidato.
Il ruolo della politica
Anche la ministra della Cultura Rachida Dati, sotto pressione per l’accaduto, ha preso posizione davanti all’Assemblée Nationale, smentendo ogni falla nel sistema di sorveglianza: “Gli allarmi del Louvre sono scattati. Non ci sono state disfunzioni.”
Ma nel Paese, e nel mondo, la domanda resta: com’è possibile che un colpo di questa portata sia avvenuto sotto gli occhi di tutti, in uno dei luoghi più sorvegliati della Francia?
Un patrimonio mondiale sfregiato
I gioielli rubati, molti dei quali appartenuti a Napoleone I e ai suoi successori, erano parte di una collezione storica che rappresentava l’eredità imperiale della Francia. Alcuni erano esposti per la prima volta dopo decenni nei depositi del museo. La loro scomparsa rappresenta una ferita profonda per la cultura europea.
Il tempo stringe. Più passano i giorni, meno probabilità ci sono di recuperare i gioielli intatti. Ma la Francia, per bocca della sua procuratrice, promette battaglia:
“I ladri non l’avranno vinta.”

