VIDEO | Frode fiscale, truffa all’Inps ed usura: nei guai imprenditore e professionisti campani trapiantati a Parma

I finanzieri del Comando Provinciale di Parma hanno dato esecuzione – nell’ambito dell’operazione denominata “Paga globale” – ad un’ordinanza di misura cautelare personale con contestuale emissione di decreto di sequestro preventivo nei confronti di un sodalizio criminoso dedito alla frode fiscale ed alla truffa ai danni dello Stato. L’ordinanza ha condotto all’arresto – in custodia cautelare in carcere – di un imprenditore di origini campane, stabilmente operante nel territorio parmense nel settore dell’impiantistica industriale, e di altre sei persone – ristrette agli arresti domiciliari – a vario titolo coinvolte nella vicenda. Tra quest’ultimi, figurano cinque professionisti, del napoletano ma operanti nel territorio parmense, che avevano messo a disposizione del dominus le proprie competenze per la realizzazione degli scopi fraudolenti. Le indagini, condotte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Fidenza e coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Parma, sono scaturite da un’attività di verifica fiscale avviata nei confronti di due distinte società, riconducibili all’imprenditore arrestato. Il preliminare esame della documentazione contabile ed extracontabile ha portato alla luce, sin da subito, un meccanismo fraudolento posto in essere ai danni dell’I.N.P.S.: lo schema prevedeva il sistematico ed illecito ricorso agli istituti della “malattia” e dell’ammortizzatore sociale del “contratto di solidarietà”.
I lavoratori dipendenti, pur risultando assenti per malattia o inseriti nel programma di riduzione dell’orario di lavoro, continuavano infatti a lavorare negli stessi giorni in cui sarebbero dovuti essere a riposo, percependo lo stipendio con un sistema di retribuzione ufficioso definito “paga globale”. In sostanza, il lavoratore veniva retribuito, a prescindere dalle previsioni del contratto nazionale di categoria del settore, con una paga oraria forfettaria: le buste paga ufficiali erano regolarmente predisposte con l’inserimento delle ore da contratto sindacale, mentre la retribuzione effettiva veniva calcolata sulla base dei fogli di lavoro, con le ore effettivamente svolte. Un sistema dannoso per lo Stato (che eroga indennità non dovute al posto del datore di lavoro ed incamera meno tasse a titolo di trattenute fiscali e previdenziali) e per gli stessi lavoratori (i quali, pur percependo nell’immediato una retribuzione più alta, non maturano la giusta contribuzione ai fini pensionistici).

Con tale meccanismo, la società era riuscita, nel tempo, a contabilizzare indebitamente ingenti crediti erariali grazie all’anticipo, per conto dell’I.N.P.S., delle indennità economiche di “malattia” e “contratto di solidarietà”. Questi crediti, fittizi e non spettanti, venivano successivamente utilizzati per compensare i debiti tributari e, conseguentemente, non versare le altre imposte dovute all’Amministrazione Finanziaria (quali ritenute alla fonte, IVA e imposte sui redditi). I dipendenti, per giunta, a loro insaputa, erano stati anche sottoposti a licenziamento collettivo e collocati in “mobilità”, per poi essere immediatamente riassunti da un’altra società riconducibile alle stesso imprenditore: in questo modo, grazie alla consulenza dei professionisti compiacenti, l’imprenditore ha potuto fraudolentemente accedere alle agevolazioni previste per l’assunzione di lavoratori in “mobilità”, pagando meno di un quinto dei contributi previdenziali effettivamente dovuti.

L’attività di indagine ha consentito di smascherare un sistema criminoso ampio e collaudato, nel quale l’imprenditore, grazie al contributo di vari professionisti ed alla costituzione di una serie di società succedutesi nel tempo, era riuscito a costruirsi una realtà contabile totalmente artefatta. Gli artifici posti in essere, di molteplice natura, spaziavano dalla simulazione di operazioni straordinarie (affitto di rami d’azienda) all’emissione ed annotazione di fatture per operazioni inesistenti (avvalendosi di numerose società cartiere, tutte facenti capo ad un ulteriore soggetto, tratto anch’egli agli arresti domiciliari), passando per l’indebita fruizione di agevolazioni fiscali e la compensazione di tributi con crediti IVA inesistenti. Nel giro di un paio d’anni, le attività poste in essere hanno fruttato risparmi non spettanti per oltre 2.600.000 euro. Nell’ambito dell’indagine, è stato anche accertato un episodio di usura, posto in essere da uno dei professionisti coinvolti nella vicenda, nei confronti di un imprenditore del parmense. In particolare, a seguito della querela sporta dall’usurato, sono stati svolti accertamenti documentali e bancari che hanno consentito di accertare l’applicazione di un tasso usurario del 117% su un prestito di 10mila euro, concesso per sopperire ad una momentanea mancanza di liquidità.

Sulla scorta dell’attività investigativa, il Tribunale ha dunque emesso, oltre all’ordinanza di custodia cautelare, anche un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta ed, in alternativa, per equivalente, di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità liquide delle società coinvolte e dei solidali fino alla concorrenza dei tributi evasi, pari ad 2.300.000 di euro. Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, sono state eseguite, su disposizione della Procura della Repubblica di Parma e con l’impiego di circa 100 militari del Comando Provinciale Parma e dei Reparti del Corpo territorialmente competenti, circa 30 perquisizioni locali, in provincia di Parma, Napoli, Salerno, Modena, Reggio Emilia, Roma e Crotone, nei confronti dei 26 indagati per truffa ai danni della Stato e frode fiscale.

Operazione della Guardia di Finanza

Le Fiamme Gialle di Parma hanno sgominato un'organizzazione dedita alla frode fiscale e alla truffa ai danni dello Stato. Perquisizioni anche a Salerno e a Napoli

Gepostet von MediaNews24 – MN24.it am Dienstag, 17. April 2018