Franzoni, fine pena ma attenzione ai casi nascosti quotidiani

«È finita una storia giudiziaria che la mia cliente ha sempre vissuto nel rispetto delle regole pur professando sempre la propria innocenza», ha detto Paola Savio, legale di Anna Maria Franzoni. Aggiungendo che  «Il raggiungimento del fine pena non deve suscitare stupore. Si tratta di un calcolo matematico frutto di aver usufruito dei benefici penitenziari di legge. Anna Maria spera nell’oblio per sé e per la famiglia». Cala il sipario sul delitto di Cogne, sul piccolo Samuele, su una famiglia spazzata via dalla malattia della Franzoni, che continuerà a negare a sè stessa e al mondo intero quel che ha fatto. Negherà per la bipolarità o altri disturbi simili abitavano in lei. Facciamo attenzione nel nostro piccolo ad evitare oppure a segnalare casi del genere, più frequenti di quanto possa sembrare, non affatto rari. Si presentanto sotto diversi aspetti, dalla manipolazione all’inventarsi pezzi di vita mai vissuti, dal volere un obiettivo senza badare ai modi per raggiungerlo. Quelli meno pericolosi, quando vanno sbattere fanno marcia indietro e scelgono un’altra guerra, un altro obiettivo e ricominciano, nella speranza che le loro contraddizioni e frottole, oltre ai comportamenti deviati nei confronti della gente, non vengano mai scoperti sul serio.  I più pericolosi invece non si arrendono e fanno danni seri. La Franzoni per anni ha incarnato il male moderno, essendo arrivata all’atto culminante, peraltro esposto in tutte le salse da giornali e televisioni. Ma ci sono casi che non emergono, ce ne accorgiamo nel nostro privato quando incontriamo persone simili, border line tra bipolarità e disturbo narcisistico della personalità. La pietas concediamola a chiunque, però facendo attenzione.