Fosse Ardeatine – 76 anni dopo il terribile eccidio: 355 italiani trucidati dai nazisti

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E’ passata alla storia come il simbolo della crudeltà nazista la barbara uccisione di 355 italiani, trucidati a Roma il 24 marzo del 1944. La strage fu compiuta dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia per l’attentato partigiano del giorno precedente in via Rasella messo in atto dai membri dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) romani.

La strage, o eccidio, delle Fosse Ardeatine rappresenta uno dei momenti più bui della storia italiana durante la Seconda Guerra Mondiale.
Settantasei anni fa infatti, i soldati della Germania nazista che occupavano Roma rastrellarono 335 italiani tra civili, ebrei e militari fucilandoli in una cava presso l’antica via Ardeatina, appena fuori dalla capitale.

Ma facciamo un passo indietro e cominciamo dal principio.
Nel ’44 l’Italia era divisa in due, il fascismo era caduto ma Mussolini che fu prima arrestato e poi liberato dai tedeschi, aveva dato vita alla Repubblica di Salò: un governo del centro nord dell’Italia che Hitler utilizzava per i suoi scopi. Dopo l’armistizio dell’8 settembre con cui il generale Badoglio aveva dichiarato la resa dell’Italia, l’esercito nazista calò fino a Roma per occupare il Paese e contrastare l’avanzata delle truppe anglo-americane che avanzavano da Sud e, in questa confusione generale, a pagarne le drammatiche conseguenze fu la popolazione civile, bombardata dagli aerei alleati e terrorizzata dalla SS e dalla Gestapo.

Dopo la caduta del fascismo e l’occupazione tedesca, molti italiani decisero di scappare e unirsi alle forze partigiane per combattere in clandestinità le forze nazifasciste. L’obiettivo era indebolire l’esercito tedesco con azioni di guerriglia e incitare la popolazione alla rivolta. Questa operazione riuscì perfettamente a Napoli, dove fascisti e nazisti vennero cacciati ancor prima dell’arrivo degli anglo-americani nella famose Quattro Giornate di Napoli, dal 27 al 30 settembre 1943. Roma invece presentava una situazione molto più difficile per portare a termine l’opera di liberazione e quell’azione partigiana che aveva ucciso 33 tedeschi fu un duro colpo per i nazisti, che decisero per una immediata vendetta: 10 italiani sarebbero dovuti morire per ogni tedesco ucciso. Complici le autorità italiane fasciste, le SS del colonnello Kappler caricarono sui furgoni 335 prigionieri: 5 prigionieri in più rispetto al conto iniziale. Una volta compiuta la strage, i nazisti tentarono di nascondere i corpi trucidati facendo saltare in aria parte dell’entrata alle Fosse Ardeatine dove ora sorge un monumento a imperitura memoria delle vittime innocenti che quel giorno persero la vita sotto i colpi del nemico.

La giustizia qualche volta punisce i colpevoli ma non rende giustizia alle vittime perché si muove in un ambito giustamente limitato in quanto il punto di vista è strettamente penale, ma la fuga di Kappler, le vicissitudini del processo di Priebke fino alle vicende post mortem, aprono lo spazio alla responsabilità di una giustizia più vasta che non riguarda solo la legge ma i sentimenti, la memoria, la società e la storia; e fino a quando la verità delle Fosse Ardeatine non diventerà senso comune e il dolore tutti, non si potrà parlare di giustizia fatta.