Fonderie Pisano, c’è puzza di bruciato. Lunedì summit a Roma

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Luigi Ciamburro

Dopo la chiusura delle Fonderie Pisano, il sit-in davanti alla Provincia di pochi giorni fa e la battaglia legale in corso, regna fermento e mistero intorno a via dei Greci. Stamane il nucleo dei carabinieri del Noe ha fatto visita allo stabilimento dove gli operai sono in presidio per accertarsi che i forni fossero spenti. Da un paio di giorni si moltiplicano le segnalazioni di miasmi fastidiosi nella zona di Fratte nonostante l’attività delle Fonderie sia cessata da una settimana. Secondo alcuni testimoni continua ad essere avvertita una puzza di plastica bruciata e ammoniaca, ma finora nessuno sembra volersi accertare se le Fonderie siano davvero l’unica fonte di inquinamento nella zona, nonostante la presenza di diverse attività industriali. Alcuni operai si sono recati nel Parco Urbano dell’Irno e hanno girato delle riprese pubblicate sui social, per ribattere alle accuse degli attivisti che accusavano l’azienda Pisano di inquinare il fiume con sversamenti tossici e velenosi. Tra i vari reati contestati dalla Procura ai titolari dello stabilimento di Fratte, al momento sotto sequestro preventivo, ci sono: scarico di acque reflue inquinanti, gestione illecita di rifiuti speciali, emissioni nocive in atmosfera, danneggiamento di beni pubblici (il fiume Irno).

Sul fronte occupazionale regna ancora tanta incertezza per i circa 150 operai. Il tanto atteso incontro che i lavoratori delle Fonderie Pisano e la Cgil avrebbero dovuto avere al ministero per lo Sviluppo economico a Roma è slittato a lunedì 4 luglio. Al tavolo vi saranno rappresentanti del ministero, la Regione Campania con l’assessore alle Attività produttive, Amedeo Lepore, l’agenzia di Invitalia e una delegazione aziendale guidata da Ciro Pisano. Ci saranno anche i rappresentati dei lavoratori tra cui il segretario della Cgil Salerno, Anselmo Botte. Importante la presenza di alcuni funzionari di Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa che potrebbe avere un ruolo cruciale nella vicenda. La delocalizzazione richiede tanto denaro pubblico e privato sia per la costruzione di un nuovo stabilimento a norma di legge, sia per la bonifica dell’attuale sito.