Foibe… Dalle violenze del confine orientale all’esodo giuliano-dalmata, una pagina complessa del Novecento italiano tra guerra, ideologia e memoria negata
La storia delle foibe rappresenta una delle ferite più profonde e controverse del Novecento italiano. Per decenni rimasta ai margini del racconto pubblico, questa tragedia ha coinvolto migliaia di italiani vittime di violenze, esecuzioni sommarie e persecuzioni nel territorio del confine orientale, tra l’Istria, Fiume e la Dalmazia, negli anni a cavallo tra la Seconda guerra mondiale e il primo dopoguerra. Comprendere cosa sono state le foibe significa affrontare una storia complessa, segnata dall’intreccio tra conflitto mondiale, resa dei conti ideologici e ridefinizione dei confini nazionali.
Foibe: cosa sono e perché diventano simbolo della tragedia
Le foibe sono cavità carsiche naturali, profonde fenditure tipiche del territorio istriano. Durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale, questi luoghi divennero teatro di esecuzioni e occultamento dei corpi di civili e militari italiani uccisi dai partigiani jugoslavi guidati da Tito. Il termine “foibe” è così diventato il simbolo di una violenza più ampia, che non si limita al metodo di uccisione ma rappresenta un sistema di repressione politica e nazionale.
Le vittime furono funzionari dello Stato, militari, esponenti del regime fascista, ma anche semplici civili, colpevoli solo di essere italiani o percepiti come ostili al nuovo potere jugoslavo. Le stime parlano di diverse migliaia di morti, anche se il numero esatto resta oggetto di dibattito storiografico.
Il contesto storico delle foibe tra fascismo e guerra
Per comprendere la storia delle foibe è necessario inserirla nel contesto del confine orientale italiano, una zona storicamente multietnica e attraversata da forti tensioni nazionali. Dopo la Prima guerra mondiale, l’annessione di territori abitati anche da sloveni e croati alimentò conflitti e politiche di snazionalizzazione durante il ventennio fascista.
Con l’8 settembre 1943 e il crollo dello Stato italiano, il vuoto di potere favorì l’avanzata delle forze partigiane jugoslave. In questo scenario esplose una violenza che univa vendetta, epurazione politica e obiettivi strategici. Una seconda ondata di uccisioni avvenne nel 1945, con l’occupazione jugoslava di Trieste, dell’Istria e di Fiume.
L’esodo giuliano-dalmata, il secondo dramma
Alla tragedia delle foibe seguì un altro evento di proporzioni enormi: l’esodo giuliano-dalmata. Tra il 1945 e l’inizio degli anni Cinquanta, circa 250mila italiani abbandonarono l’Istria, Fiume e la Dalmazia, territori assegnati alla Jugoslavia dai trattati di pace. Famiglie intere lasciarono case, lavori e beni per timore di persecuzioni, discriminazioni o per il rifiuto di vivere sotto un regime comunista che negava la loro identità nazionale.
L’accoglienza in Italia non fu sempre semplice. Gli esuli furono spesso relegati in campi profughi e affrontarono diffidenza, povertà e isolamento. Anche questo aspetto contribuì a un lungo silenzio sulla loro vicenda.
Il silenzio sulle foibe e la memoria negata
Per decenni la storia delle foibe rimase ai margini del dibattito pubblico. Le ragioni furono molteplici: la Guerra fredda, il delicato equilibrio diplomatico con la Jugoslavia, il peso delle ideologie e una lettura parziale della Resistenza. Parlare delle foibe veniva spesso percepito come una messa in discussione della narrazione antifascista dominante.
Solo a partire dagli anni Novanta, con la fine della Jugoslavia e un rinnovato interesse storiografico, il tema iniziò a emergere con maggiore forza. Il riconoscimento istituzionale arrivò nel 2004 con l’istituzione del Giorno del Ricordo, celebrato ogni 10 febbraio.
Il significato del Giorno del Ricordo oggi
Il Giorno del Ricordo non è una commemorazione divisiva, ma un momento di riflessione nazionale. Ricordare le foibe e l’esodo giuliano-dalmata significa riconoscere il dolore delle vittime, restituire dignità a chi è stato cancellato dalla storia ufficiale e costruire una memoria più completa e condivisa.
La storia delle foibe non può essere letta in chiave di giustificazione o negazione. È una tragedia che va compresa nella sua complessità, senza riduzionismi, come parte integrante della storia italiana ed europea del Novecento.
Fare memoria oggi significa soprattutto trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza che il nazionalismo estremo, l’odio ideologico e la negazione dei diritti portano sempre a conseguenze drammatiche. Le foibe non sono solo una pagina del passato, ma un monito per il futuro.

