Flavio Bucci è morto da solo, alla Ligabue

Se n’è andato solo come un cane, a Passoscuro, su quel litorale romano che da alcuni anni aveva eletto a ultimo rifugio per una vecchiaia senza un soldo dopo una vita di splendori ed eccessi, esaltazioni e depressioni. Flavio Bucci, torinese del ’47, ma di famiglia un po’ molisana e un po’ foggiana, diventato famoso non per il tantissimo teatro fatto ma per il Ligabue televisivo, ha chiuso la sua esistenza terrena pare per colpa di un infarto. Ma, come amava ripetere, “‘c’è una sola cosa che ti uccide, però non lo sai mai prima quale sarà” e forse poco gli importava, dopo una vita spesa senza remore e senza mai occultare i suoi vizi, dalle sigarette all’alcool, dalla cocaina alle donne. “I suoi ultimi anni non sono stati sereni purtroppo – dice il figlio Alessandro, che per un tratto della vita lo ha accompagnato come attore – ed è triste pensare che in troppi lo abbiano abbandonato dopo una carriera così intensa tra il cinema e il teatro. Ma come spesso accade agli artisti aveva una sensibilità più acuta e dolorosa di noi uomini normali e il gran pregio di non rinnegare nulla di sé, neppure gli sbagli”.