Fiume Sarno, spazio nel report di Legambiente

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Obiettivo del report dell’associazione ambientalista è quello di richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento dei corpi idrici e sull’importanza e l’urgenza di mettere in campo una efficace tutela e corretta gestione della risorsa idrica e dei corsi d’acqua che risentono, sempre più, dei cambiamenti climatici e dei fenomeni estremi di siccità come quella registrata nell’estate del 2017. In base ai monitoraggi eseguiti per la direttiva Quadro Acque, nel quinquennio 2010-2015 lo stato attuale dei corpi idrici italiani – secondo gli ultimi dati Ispra – vede nella Penisola solo il 43% dei 7.494 fiumi in “buono o elevato stato ecologico”, il 41% al di sotto dell’obiettivo di qualità previsto e ben il 16% non ancora classificato. Non va certamente meglio per il Sarno: tutti i corpi idrici in questione – il Sarno e i suoi affluenti – sono in deroga per l’obiettivo non raggiunto di buono o elevato stato ecologico (per maggior dettaglio: solo uno stato sufficiente; la maggior parte in stato scarso; due in stato cattivo).“«Il disinquinamento del Fiume Sarno e il suo bacino idrografico è una vertenza storica di Legambiente iniziata più di 30 anni fa – aggiunge Antonio Giannattasio, Segreteria di Legambiente Campania -. Uno dei punti fondamentali, oltre al contrasto degli sversamenti illegali e all’abbandono dei rifiuti, è il completamento di un sistema depurativo efficiente (impianti, reti di collettamento, reti fognarie). Il cambiamento necessario passa inoltre anche attraverso alcune parole chiave come riqualificazione dei corsi d’acqua e rinaturalizzazione delle sponde, contrasto all’impermeabilizzazione dei suoli, miglioramento del trattamento di depurazione e implementazione del riutilizzo delle acque a 360° (dai fini industriali a quelli irrigui e domestici), rafforzamento dei controlli ambientali, innovazione e completa attuazione delle direttive europee».Nell’ultimo dossier di Legambiente “Goletta del fiume Sarno” presentato il 18 gennaio 2018 a Salerno, si registra la situazione sempre critica del Bacino del Sarno. Dei 16 punti indagati lungo l’intero bacino del Fiume Sarno, compresi i Torrenti Cavaiola, Laura e Solofrana, tra il 26 e il 29 settembre 2017, 10 non raggiungono una qualità sufficiente avendo totalizzato punteggi che gli assegnano uno stato di qualità “Scarso” per 4 punti e uno stato “Cattivo” per altri 6. Soltanto 6 campioni raggiungono una qualità sufficiente o superiore, di questi 2 raggiungono punteggi tali da avere assegnato uno stato di qualità “Sufficiente”, 3 lo stato “Buono” e soltanto 1 quello “Elevato”. Nel grafico successivo sono rappresentati in termini percentuali gli stati di qualità dei 16 punti del Bacino del Sarno oggetto della campagna di monitoraggio.Più in generale, è il quadro complessivo dei servizi idrici in Campania a non essere entusiasmante: mentre sul fronte acquedottistico il servizio, al netto delle evenienze di carenza stagionale e di ricorrenti sospensioni connesse a cedimenti/rotture delle reti, rileva una copertura territoriale soddisfacente, sul fronte depurativo la situazione è decisamente critica, con un’ampia quota della popolazione affatto servita per carenze infrastrutturali o sebbene servita non ai livelli previsti dalla legge per l’inadeguata funzionalità e/o conduzione dei sistemi di trattamento degli scarichi.«Il vero nodo da sciogliere è quello relativo al “governo” del settore, da sempre in sofferenza e ritardo rispetto alle attività da svolgere ed alle scelte strategiche da intraprendere – sottolinea Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania -. Ad oggi non risulta ancora completamento operativo l’Ente idrico Campano, presupposto ineludibile alla adeguata e coerente realizzazione degli interventi infrastrutturali ed alla gestione del servizio. Da anni è stato previsto un importante impegno di spesa con disponibilità che hanno superato il miliardo di euro per investimenti strutturali. Ciononostante, non è corrisposta una conseguente realizzazione di interventi, le risorse disponibili sono state utilizzate solo in minima parte».