Figlia Trump, le rivelazioni della donna turca. «Non voglio creare problemi a Donald Trump. Voglio solo sapere se è mio padre». È con queste parole che Necla Ozmen, 55 anni, residente ad Ankara, ha attirato l’attenzione dei media turchi e internazionali. La donna sostiene di essere la figlia biologica di Donald Trump e ha avviato una battaglia giudiziaria per ottenere un test del DNA che possa chiarire definitivamente la sua origine.
Una vicenda delicata, che Ozmen ribadisce di non voler trasformare in uno scontro mediatico o politico. «Se accettasse di parlarmi, potremmo verificare tutto con un semplice esame», ha dichiarato all’agenzia di stampa turca Dha, sottolineando come il suo obiettivo sia esclusivamente personale: conoscere la verità sulle proprie radici.
Chi è Necla Ozmen e perché parla oggi
Necla Ozmen è nata nel 1970 e risulta all’anagrafe turca come figlia di Sati e Dursun Ozmen, una coppia di Ankara. Dursun Ozmen, il padre legalmente riconosciuto, è morto nel 2009. Per quasi tutta la vita, la donna non avrebbe mai avuto dubbi sulla propria origine, fino a una rivelazione che – a suo dire – ha cambiato tutto.
Secondo il suo racconto, nel 2017, guardando un telegiornale in cui appariva Donald Trump, allora presidente degli Stati Uniti, la donna che l’aveva cresciuta, Sati, le avrebbe indicato lo schermo pronunciando parole destinate a segnare profondamente la sua esistenza: «Quest’uomo è tuo padre».
Un’affermazione che Necla Ozmen dice di aver inizialmente accolto con incredulità, ma che avrebbe trovato conferme in alcuni dettagli del passato familiare, rimasti per anni avvolti nel silenzio.
La presunta madre biologica e il legame con Trump
Secondo la ricostruzione fornita da Ozmen, la sua madre biologica sarebbe una donna statunitense di nome Sophia, descritta come una cittadina americana che, negli anni Settanta, avrebbe avuto una relazione segreta con Donald Trump.
La donna sarebbe rimasta incinta e, dopo il parto, avrebbe deciso di non crescere la bambina, affidandola alla coppia turca. Un passaggio cruciale del racconto riguarda il contesto in cui questo incontro sarebbe avvenuto. «Credo che si siano conosciuti perché mio padre prestava servizio nella Nato», ha spiegato Ozmen, ipotizzando un collegamento con ambienti internazionali frequentati all’epoca.
A sostegno della sua versione, la 55enne afferma che la madre biologica avrebbe mostrato alla nuova famiglia una fotografia di Donald Trump, indicando in lui il padre della neonata. Un elemento che, però, non è mai stato ufficialmente verificato e che, allo stato attuale, resta una testimonianza orale.
Il primo no del tribunale di Ankara
Nel tentativo di fare chiarezza, Necla Ozmen ha presentato una prima istanza presso un tribunale di Ankara, chiedendo di accertare giudiziariamente la sua presunta parentela con Donald Trump. La richiesta è stata però respinta in prima istanza.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Dha, la corte ha motivato il rigetto sottolineando che la domanda non era supportata da prove sufficienti. In altre parole, il racconto e la documentazione presentata non sarebbero bastati per giustificare l’avvio di una procedura così complessa, soprattutto quando coinvolge una figura di rilievo internazionale.
Un verdetto che Ozmen non ha accettato come definitivo.
Ricorso e appelli internazionali
Determinata ad andare avanti, la donna ha annunciato di aver presentato ricorso in appello, ribadendo la propria volontà di ottenere un test del DNA. Parallelamente, avrebbe inoltrato richieste anche all’ambasciata degli Stati Uniti in Turchia e a tribunali statunitensi, nella speranza che la questione possa essere esaminata anche oltre i confini turchi.
Al momento, tuttavia, non risultano risposte ufficiali da parte delle autorità americane né segnali di apertura da parte dell’entourage di Donald Trump. Nessuna conferma, nessuna smentita pubblica: solo silenzio.
«Credo che sia un buon padre»
Nonostante le difficoltà legali e l’assenza di riscontri concreti, Necla Ozmen continua a mostrarsi fiduciosa. «Credo che sia un buon padre. Credo che non mi respingerà», ha dichiarato, ribadendo di non avere intenzione di avanzare richieste economiche o di visibilità.
Un punto su cui insiste più volte è la volontà di non danneggiare l’immagine pubblica del tycoon statunitense. «Non voglio creare problemi», ripete, cercando di distinguere la sua battaglia personale da qualsiasi strumentalizzazione politica o mediatica.
Un caso mediatico che divide
Il caso della presunta figlia di Trump ha inevitabilmente acceso il dibattito sui media turchi e internazionali. Da un lato, c’è chi invita alla prudenza, sottolineando l’assenza di prove scientifiche e ricordando come figure pubbliche di primo piano siano spesso oggetto di affermazioni non verificabili. Dall’altro, c’è chi ritiene legittimo il diritto di una persona a cercare la verità sulla propria identità, soprattutto quando emergono racconti familiari mai chiariti.
In assenza di un test del DNA, la vicenda resta sospesa tra racconto personale e procedimento giudiziario. Un limbo che, per Necla Ozmen, rappresenta una ferita ancora aperta.
In attesa della verità
Per ora, la storia della presunta figlia di Donald Trump rimane senza una conclusione. Nessuna prova definitiva, nessuna conferma ufficiale. Solo una donna di 55 anni che chiede di poter guardare in faccia il proprio passato e dare un nome certo alle proprie origini.
Se la giustizia le consentirà di ottenere il test genetico, la risposta potrebbe arrivare. Fino ad allora, il caso continuerà a far discutere, tra scetticismo, curiosità e il peso di un cognome che, nel bene e nel male, continua a far parlare il mondo intero.

