Fiamma olimpica a Salerno: Domenico Troiano, il tedoforo di Pagani

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Fiamma olimpica a Salerno: Domenico Troiano, il tedoforo di Pagani

Fiamma olimpica a Salerno: Domenico Troiano, il tedoforo di Pagani

Domenica 21 dicembre Salerno non sarà solo una tappa geografica del viaggio verso Milano-Cortina 2026. Sarà un punto di snodo simbolico, umano, profondamente politico nel senso più alto del termine. La fiamma olimpica attraverserà la città e, per alcuni minuti, racconterà una storia che parte da Pagani, passa per le aule scolastiche, le parrocchie, il volontariato quotidiano e arriva sotto gli occhi di una comunità intera. Tra i tedofori ci sarà Domenico Troiano. Docente di sostegno, educatore, uomo dell’azione silenziosa.

Non è una celebrazione personale. È una microstoria che diventa collettiva. Quando la fiamma non è solo sport

Il viaggio della fiamma olimpica non è mai solo un rito. È una selezione. Racconta cosa un Paese decide di mostrare di sé. Non solo atleti, non solo record, ma volti, percorsi, scelte. Domenico Troiano viene scelto dalla Fondazione non per una medaglia, ma per una traiettoria di vita coerente. Da sempre guarda alle Olimpiadi come a un simbolo reale di uguaglianza tra i popoli, capace di andare oltre conflitti e divisioni. Portare la torcia, anche solo per un istante, per lui significa partecipare a un’idea universale di pace, fratellanza e unione. Ed è proprio questo che rende la sua presenza nella staffetta diversa da tante altre. Non rappresenta un’eccezione. Rappresenta una possibilità.

Pagani, l’origine di una vocazione

Pagani non è solo il luogo di provenienza. È il punto zero. Qui Domenico cresce, si forma, sceglie. Frequenta da sempre l’Azione Cattolica della parrocchia di Sant’Alfonso. Un contesto che non è cornice, ma sostanza. L’attenzione ai bambini, ai fragili, a chi resta ai margini non è un progetto nato dopo. È una prerogativa che lo accompagna da quando era piccolo.

Il volontariato non come parentesi, ma come grammatica quotidiana. Il rispetto come valore guida. La passione come motore. Le energie spese senza calcolo. È questo percorso che, nel tempo, lo rende visibile. Non sui social, ma nelle relazioni. Non nelle vetrine, ma nella continuità. È così che la Fondazione intercetta il suo profilo. Non per caso. Non per fortuna cieca. Ma perché alcune storie, anche se non urlate, lasciano tracce.

Fiamma olimpica, Domenico Troiano: la scuola come primo campo olimpico

Oggi Domenico Troiano lavora come insegnante di sostegno. Una professione che spesso viene raccontata con parole consumate. Inclusione, fragilità, bisogni speciali. Nella realtà, è un lavoro fatto di tempi lunghi, ascolto, presenza costante. In una scuola che valorizza lo sport come strumento di inclusione, aiuta gli alunni a scoprire e coltivare i propri talenti.

Qui il collegamento con la fiamma olimpica non è retorico. È diretto. Lo sport come linguaggio comune. Come spazio in cui nessuno resta fuori. Come possibilità di sentirsi parte di qualcosa, anche quando tutto il resto ti dice il contrario.

Quando Domenico parla di rispetto, non lo fa in astratto. Racconta di esperienze vissute accanto a persone fragili, verso le quali ha sempre sentito il desiderio di offrire tempo ed energie. Non assistenza. Presenza.

Fiamma olimpica a Salerno, il momento della staffetta

Domenica 21 dicembre, alle 18.30 circa, in corso Giuseppe Garibaldi 117, a Salerno, Domenico sarà il tedoforo numero 58 della tappa. Un numero che non è casuale, ma corrisponde allo slot di staffetta assegnato. In quel tratto di strada, per pochi minuti, la fiamma olimpica passerà di mano e con essa un messaggio che non ha bisogno di slogan. La fiamma attraverserà Salerno, città che negli ultimi anni ha imparato a vivere sempre più spesso grandi eventi come momenti di identità collettiva. Alle 19.30 circa, in piazza della Libertà, sarà acceso il braciere olimpico. Un gesto antico, ma ogni volta nuovo.

In mezzo, c’è la corsa. E c’è chi corre non per arrivare primo, ma per tenere accesa una luce.

Essere tedoforo senza essere atleta

C’è un dettaglio che rende questa storia ancora più vera. Domenico lo dice con un sorriso: probabilmente chi lo conosce sottolineerebbe che non è la persona più sportiva che esista. Ed è proprio qui che il racconto si ribalta. La fiamma olimpica non premia la prestazione, ma il senso. Essere tedoforo non significa essere campione. Significa essere riconosciuti come portatori di valori. Rispetto, passione, energia, uguaglianza. Significa rappresentare un’idea di comunità che funziona anche fuori dai riflettori.

In un tempo in cui tutto sembra dover essere straordinario per valere, questa staffetta dice il contrario. Che la coerenza quotidiana, se protratta nel tempo, diventa visibile. E viene scelta.

Una comunità che si riconosce

La notizia non nasce per fare rumore. Nasce come condivisione. L’idea che potesse essere bello per la comunità paganese sapere che un concittadino ricoprirà questo ruolo. E in effetti lo è. Perché rompe la distanza tra evento globale e vita locale. Milano-Cortina 2026 sembra lontana. Salerno e Pagani no.

Quando il braciere si accenderà in piazza della Libertà, la staffetta non finirà. Cambierà forma. Tornerà nelle aule scolastiche, nelle parrocchie, nei gesti ordinari che non fanno notizia. È lì che la fiamma continuerà a bruciare, senza torcia visibile.

Ed è forse questo l’aspetto più sorprendente. La fiamma olimpica passa. Le storie che la meritano restano.