A due settimane dalla chiusura delle Fonderie Pisano, in seguito al sequestro preventivo ordinato dalla Procura, regna ancora incertezza per le famiglie dei 150 operai e 400 unità lavorative provenienti dall’indotto.
Giorni fa al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma è stata presentata la bozza del progetto di delocalizzazione dell’impianto siderurgico, che nella migliore ipotesi potrebbe riaprire fra non meno di quattro anni in località ancora non definita. Un abisso per i dipendenti che resteranno senza lavoro e i loro familiari che adesso non accettano più di subire in silenzio e passano al contrattacco chiedendo alla Procura di aprire un nuovo filone di inchiesta, per fare chiarezza su chi abbia concesso i permessi a costruire abitazioni a ridosso di una zona industriale, tant’è che una palazzina sorge proprio a cinque metri dai cancelli dello stabilimento di via dei Greci. Ma non è tutto.
“All’epoca quando hanno comprato casa vicino alle Fonderie le hanno pagate quattro soldi convinti di fare l’affare, perchè dai venditori veniva detto che di lì a breve le fonderie venivano spostate – ha raccontato una cittadina di Fratte – e lo so per certo perchè vent’anni fa fu proposto anche a me di fare il cosiddetto affare… ma agli affaristi è andata male e ora non sanno più che inventare contro le Fonderie”. Buona parte delle case sembra siano state costruite abusivamente o nate come edifici commerciali/artigianali e successivamente modificate nella destinazione d’uso, probabilmente grazie all’aiuto di qualche politico compiacente. Quasi tutte le abitazioni sono state edificate dopo gli anni Sessanta, quando le Fonderie Pisano erano già in funzione da un bel po’ di tempo. “La maggior parte delle case in vendita mancano sempre di questa o quella concessione, in pratica sono parzialmente o totalmente abusive”.
La voce degli operai – Nei mesi scorsi i dipendenti dello stabilimento siderurgico sono stati definiti assassini, camorristi, schiavi del padrone. Sono stati spiati giorno e notte e non è mancata qualche scintilla con alcuni rappresentanti del comitato del Presidio Permanente. Ma dopo aver incassato mesi di provocazioni in umile silenzio lanciano un appello suoi social: “I dipendenti delle Fonderie Pisano ringraziano gli attivisti del M5S della provincia di Salerno ma soprattutto quelli di Pellezzano per il lavoro svolto – dichiarano con una vena di ironia -. Lavoro e salute possono coesistere ma voi avete scelto la politica della condanna a prescindere, con la vostra propaganda avete costretto la magistratura ad intervenire lì dove dovevano occuparsene le istituzioni… Tutto con un solo ed unico scopo: colpire l’amministrazione comunale di Salerno nella persona del sindaco Napoli e colpire il governatore della Campani De Luca. Voi siete il nuovo che avanza? Bhè a questo punto è meglio tenerci il vecchio! Renderete conto di queste azioni a tutta la città di Salerno ma anche alla Nazione intera”.
Il M5S della provincia di Salerno si è impegnato attivamente a tutelare la salute dei cittadini di Fratte e zone circostanti, pur senza avere una base scientifica per attribuire centinaia di morti di tumori alle Fonderie, ma finora nulla è stato fatto per salvaguardare i tanti posti di lavoro, né hanno cercato di trovare con le istituzioni una soluzione che tutelasse salute e lavoro. “Lavorare è un nostro diritto… Giorno per giorno vedo spegnersi la luce negli occhi di mio padre e dei suoi colleghi, e chi se li scorda più questi occhi così tristi – ha raccontato Michela, la figlia di un operaio delle Fonderie Pisano -. A voi padri, fratelli, mariti o figli non sentitevi falliti per il brutto momento che stiamo passando… falliti sono tutti quelli che hanno speculato su degli onesti lavoratori pur di arrivare al loro scopo”.
Luigi Ciamburro

