Festività 2.0. È così “speciale” essere uguali?

Festività 2.0. Esiste ormai un’abitudine cara a tanti di inviare messaggi di auguri sulle app di messaggistica nelle festivitá. Purtroppo dal mio canto sono molto critica al tal riguardo. Sicuramente è cosa gradita ricevere degli auguri, ma mi sorge una domanda: in che modo parte questo messaggio? Dai, probabilmente sono pochi i momenti di “libertà” e figuriamoci se si dovesse scegliere di inviare 100 messaggi o scendere a bere una birra. Ok, penso di essermi spiegata. Quindi, oltre trovare il tempo per scegliere il messaggio giusto per tutti, ma unico, eh! E poi inviarlo istantaneamente a tutti, poi si dovrà ricevere tutte le risposte, sicuramente tutte omologate ad un “grazie, anche a te e famiglia”. Frase must degli ultimi tempi, slang che serpeggia ad ogni scoccare di festività. Però, mi sono data un perché. Vedo che c’è una voglia sempre più forte di mimetizzarsi in mezzo agli altri. Cioè, se si dà uno sguardo un po’ più attento in giro, si noterà una tendenza, più accentuata nei giovani di oggi, di farsi simili se non proprio uguali, agli altri. Tutti con gli stessi capelli, gli stessi occhiali, identici vestiti, simili negli atteggiamenti. Ecco perché la diversità è un pericolo, disturba. Il gruppo deve essere precisamente omologato per forma e sostanza. Quindi, ritornando ai messaggi, se li manda uno, li mandiamo tutti, perché tendiamo a sentirci in colpa se non facciamo quello che fanno gli altri. Ma è così speciale essere uguali?
Intanto, io mi limito solo a rispondere.
Scusate l’ironia, Buona Pasqua a tutti.