FESTA DELLA MAMMA. I pensieri di una donna diversamente madre

di LUIGIA MASE – Per ogni mamma il proprio figlio è speciale ma per una mamma che deve sforzarsi di comprendere in quale modo il proprio figlio può comunicare avendo capacità “inferiori” ad altri e abilità che a volte, invece, altri non hanno, lo è ancora di più.
Speciale, unico… Quanto costa comprenderlo ed ammetterlo! Ci vuole tempo per capire quanta forza possa avere una mamma e quanto potente possa essere il suo amore, fonte di energie e forze sovrumane, capace di superare dei limiti invalicabili agli occhi degli altri.
La mamma di un bambino disabile ha una vita piena e felice ma a tratti anche triste e dolorosa a causa dei dubbi per il futuro del proprio figlio che spesso attanagliano la propria anima, tanto da soffocare e non far dormire.
Per una mamma guerriera non esiste riposo: si pensa come fugare quei dubbi, anche e soprattutto di notte, quando normalmente il silenzio regala un briciolo di calma e di serenità e l’umanità intera riposa tranquilla tra le braccia di Morfeo.
È giusto chiamarci guerriere perché in fondo lo siamo nostro malgrado! Lottiamo ogni giorno per far rispettare i diritti dei nostri figli, l’amore per questi ci dà l’energia per permetterci di ergerci a baluardi contro l’ignoranza e la cattiveria. Negli occhi di coloro che incrociano i nostri a volte leggiamo “che brava mamma, quanta forza, è ammirevole”.
Non è così, ad ognuno vorrei poter spiegare che sono nata con mia figlia, che è proprio lei che mi ha insegnato la vita e che mi ha fatto comprendere la forza di un sorriso lì dove magari nulla vi è da sorridere, lì dove spesso serve di più. La sua felicità, pura, autentica è l’ossigeno della mia vita. Diventiamo medici perché nessuno conosce meglio di una mamma la sindrome del proprio figlio e impariamo ad organizzare la nostra vita incastrando visite, ricoveri, terapie, famiglia casa e lavoro. Ci improvvisiamo avvocati, costituzionalisti, infermiere ma anche soprattutto educatrici… Sì perché i nostri figli prima di essere disabili sono bambini che crescono. Qui ci scontriamo con le varie difficoltà perché un figlio disabile dovrà avere lo stesso percorso evolutivo di altri ma anche tante difficoltà e noi? Noi mamme facciamo da bilancieri: da un lato consideriamo il livello evolutivo, dall’altro non perdiamo mai di vista le difficoltà di nostro figlio cercando di offrirgli i giusti mezzi per superare situazioni che altri semplicemente non hanno. Il dubbio che più tormenta una mamma è sicuramente “quando non ci sarò più cosa accadrà?”. Per questo viviamo e ringraziamo il Signore ogni giorno, chiedendogli di donarci un altro giorno, fugando così la paura di morire senza aver lasciato a nostro figlio una vita dignitosa. A volte però, nei momenti di sconforto più profondo, quando tutte le forze umane e sovraumane sembrano venir meno, arriviamo a pregare lo stesso Signore affinché prenda la sua vita prima di noi, per la paura che questa povera anima, che ha l’unica colpa di essere nata diversa in un mondo popolato da “normali”, possa essere infine rinchiusa chissà dove a finire la sua esistenza.
Ci chiediamo quale dolore avverte realmente un bambino disabile che non può parlare, spiegare e, a volte, neanche indicare, oppure non sa nemmeno cosa sia il dolore, cosa realmente prova quando la sofferenza lo carpisce nel profondo. Intanto, nonostante i momenti di sconforto, a noi mamme è ben chiaro una sola cosa: viviamo per lottare!
Nella vita di un figlio esistono la scuola, lo sport, le vacanze e il tempo libero. Esistono le delusioni, le sofferenze, le scelte sbagliate, il pudore, la sessualità unitamente al desiderio e alla sensualità. Esistono i sogni, le mete e, perché no, anche le ambizioni. Quando una mamma scopre la disabilità deve riconsiderare tutti questi concetti e deve rielaborarli in maniera diversa. Fa male, è tremendo… fa così male che per talune è preferibile non pensare, non ammettere e non vedere. E’ faticoso, è così faticoso che il mondo ci assorbe, ci schiaccia e ci chiede di diventare mamme-badanti sottoposte a continuo stress e perenne solitudine.
Si scopre il fallimento e ci scontriamo con l’incompetenza, l’inaffidabilità e con l’ipocrisia. Sono una donna diversamente madre, ciò ha affinato in me alcune capacità, perciò posso affermare, per quello che vedo nel quotidiano, che purtroppo non è vero che tutte possono chiamarsi mamme.
I nostri figli, quelli che condividono fratelli disabili, sono figli di un Dio minore che spesso sentono il bisogno di fuggire lontano, devono crescere in fretta e spesso il tormento più grande è dato dai loro silenzi o dai loro “tutto a posto”.
Per questo noi guerriere, mamme “diversamente madri” impariamo a vivere la vita che altre, per fortuna o sfortuna loro, non vivono.
Nella nostra vita non c’è posto per i pensieri e le cose futili, non abbiamo tempo, viviamo la vita ad alta velocità e nel modo più pragmatico possibile ma a volte ci soffermiamo a cogliere la bellezza del Creato ed è sempre una nuova e felice scoperta. Ci innamoriamo sempre di tutto e ci sorprendiamo davanti alle piccole cose.
I nostri figli spesso non sono in grado di scrivere, di parlare, figuriamoci di dire “Auguri mamma”. I nostri figli resteranno per sempre bambini. Per la festa della mamma a noi non serve un cartoncino scarabocchiato, basta uno sguardo, un abbraccio da quel figlio che non sa di aver bisogno di noi, ma che ci ama nel modo più profondo come solo un disabile può fare.
Mi dicono spesso che sono una mamma speciale, mi chiedono dove trovo la forza e come faccio a fare tutto da sola. Molti, troppi non capiscono che io non sono sola… il mio cuore è pieno d’amore. Io sono con Lui… e mia figlia è la mia marcia in più!