C’è una madre sconosciuta, meglio dire non proprio famosa, nella storia artistica Castellammare di Stabia e che si trova al centro della città.
La statua bronzea “Allegoria di Stabia”, ribattezzata appunto ‘La madre’, dal 2003 si trova nella Villa comunale, con tanti stabiesi che le passano distrattamente accanto, senza soffermarsi sul valore di quell’opera che si trova in un piccolo giardinetto recintato e che in più di un’occasione è stata anche oggetto di vandalismo.
Eppure, la statua rappresenta il coraggio delle mamme stabiesi perché raffigura una donna che fugge dall’eruzione del Vesuvio proteggendo il suo bambino, è un capolavoro assoluto.
In occasione della festa della mamma volevamo sottolineare la sua presenza, perché non sempre la sua bellezza e la sua importanza vengono messe in evidenza, al contrario di quanto avviene per altre opere stabiesi. LA seconda domenica di maggio diventa così un’occasione per sottolinearne la bellezza e l’importanza, nella speranza che in futuro le iniziative in Villa per la festa della mamma, come la vendita delle azalee della ricerca, vengano effettuate proprio nei pressi della statua. anche per un messaggio simbolico e di speranza che può essere dato a tutte le mamme di Castellammare di Stabia.
DIBATTITO CULTURALE
Negli anni scorsi sul significato dell’opera c’è stato uno scambio epistolare tra il professor Luigi Calise e il direttore di Liberoricercatore Maurizio Cuomo.
I due avevano centrato il tema della maternità, cercando di dare un significato all’Allegoria di Stabia che resta tra le opere più affascinanti che la città contiene e che in un certo senso nasconde, come alcune sue bellezze artististiche, ad esempio l’Arco di San Catello, perse tra i palazzi di una Castellammare che ha una tradizione artistico-culturale di enorme rilievo.
Di Alessandro Caetani, scultore molisano che l’ha realizzata si conosce ben poco, anche perché 16 anni fa quando la statua fu commissionata il web non era così ricco di contenuti e pochi testi, conservati nelle librerie, parlano del Caetani.
LA VERSIONE DEL CASALE
Il professor Luigi Casale, in una lettera indirizzata a Liberoricercatore, ha scritto: “Esiste una esplicitazione univoca (quella dell’artista oppure quella del committente) dei simboli della statua ritratta in foto, collocata alla fine del lungomare? Il soggetto è evidente: una madre fugge e protegge il bambino da un mostro minaccioso. E’ fango o fuoco quello che le avvolge i piedi? Certo, tra gli elementi simbolizzati c’è la vita (la maternità); se vuoi: la storia. E in entrambi i casi, quale che sia il rimando simbolico, di conseguenza anche l’affanno. Ma anche l’amore, la speranza, il progredire (che è pure progresso) verso un punto di salvezza. Naturalmente. Tutto questo nell’atteggiamento ansioso della mamma e nel fiducioso abbandono del figlio. La donna potrebbe rappresentare le mamme di Castellammare, o la Mamma, in generale. Esse proteggono i figli, e per essi si prodigano nel tentativo di offrirgli una prospettiva di vita più sicura e più serena. O è la stessa città, Castellammare, come compagine civile e sociale, storicamente definita (per esempio: quella romana, quella medievale, quella attuale e presente) che, già toccata dal male che l’afferra, proietta il figlio verso una riconquistata sicurezza.
E quel mostro personificato chi rappresenta? Dall’indicazione della donna (mano, sguardo) si direbbe il Vesuvio. O il mare. E se quel diavolo dalla testa alata invece di essere una forza della natura, fosse un’entità morale, o sociale? Un mostro che vive in noi, individui e collettività, e proprio per questo ci insidia da vicino? Qualcosa che la società stessa produce. Non dirmi che sono acqua e vento quelli che avvolgono la donna”.
Insomma, il professor Luigi Calise si lascia qualche dubbio, ponendo qualche domanda che avvolge la statua di un certo mistero.
LA VERSIONE DI CUOMO
Maurizio Cuomo ha così risposto alla missiva: “La statua è intitolata “Allegoria di Stabia”. Questo monumento in bronzo fuso, opera dello scultore molisano Alessandro Caetani, fu inaugurato il 13 aprile 2003. Raffigura una donna che tenta di sfuggire alle ire del Vesuvio (gioia e dolori della storia cittadina stabiese). La donna che (idealmente impersona Stabia), stringe al seno un bimbo (simbolo del futuro e della speranza di nuova vita futura), dà la netta impressione di voler fuggire dal suo passato, rappresentato da una Testa di Medusa alata alle sue spalle (scena che molto probabilmente è ispirata al dipinto “La Medusa” rinvenuto nel complesso archeologico di Villa San Marco).
La statua bronzea, sembra fosse stata concepita come elemento centrale di una fontana a zampillo da cui dovevano partire 28 cannelle a gettito d’acqua, ma di tale progetto poi non se ne fece nulla e venne messa in posa nel punto dove alloggia ancora oggi”.
LA MADRE PER GLI STABIESI
Anche Giuseppe Bonito, pittore stabiese del ‘700 noto per le sue opere e per essere uno degli artisti preferiti della casa reale, aveva avuto modo di rappresentare un’allegoria.
Infatti, nella sua “Allegoria dell’innocenza” una donna, probabilmente una madre, ha tra le braccia un bambino mentre gli altri piccoli gli porgono degli uccellini. Nel quadro sono raffigurati anche degli amorini.
La tela si trova adesso esposta alla Reggia di Caserta e ancora una volta dimostra quanto gli artisti stabiesi abbiano avuto nella madre un ispirazione costante per le loro opere.
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