di Marco Visconti
Ieri all’Auditorium di Pagani si è svolta la festa dedicata al re Mahabali, chiamato anche Mavali, è la figura mitologica del Kerala, originariamente demone, era un re “asura” il cui significato non ha valenza negativa come nel Cristianesimo, e successivamente reinterpretata come re giusto, simbolo di prosperità e positività nella tradizione induista. Il Kerala, stato meridionale dell’India, è caratterizzato da un tessuto economico diversificato: pur non essendo povero, presenta una forte emigrazione a causa della limitata offerta di posti di lavoro locali, aspetto questo somigliante con la città di Pagani. L’economia è basata su agricoltura, commercio, turismo e settore dei servizi, con un Pil territoriale in cui le rimesse dall’estero rappresentano circa il 20-25%. La popolazione è altamente istruita, con un tasso di alfabetizzazione tra i più alti dell’India, una significativa presenza femminile nel mondo del lavoro e una tradizione culturale molto radicata.

Gli indiani presenti a Pagani, se riconosciamo come dato una festa che funge di riflesso alla comunità locale, dovrebbero provenire principalmente dal Kerala. Si tratta di cittadini che non rientrano nello stereotipo dei migranti poverissimi, tenendo in considerazione le dovute eccezioni, come spesso erroneamente si immagina. Se dal punto di vista culturale e identitario l’evento ha permesso di conoscere danze, costumi e tradizioni del Kerala, sul fronte dell’integrazione restano alcune criticità. Manifestazioni come questa, così come quella che si svolge ogni ultima settimana di agosto, nei pressi della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, quest’ultima si tratta di una festa cattolica, tendono a rivolgersi prevalentemente alla comunità indiana, mentre il paganese medio osserva con curiosità, ma spesso con distacco o sorpresa, perché non tenuto debitamente a conoscenza di simili momenti interculturali. Inoltre, parliamo di eventi che esprimono pratiche religiose e culturali lontane dalla propria esperienza quotidiana.

Particolarmente simbolico è il contesto scelto: l’Auditorium di Pagani, intitolato al santo compatrono locale, ospita una celebrazione appartenente a una tradizione religiosa diversa da quella cattolica predominante nel territorio. A rappresentare la voce istituzionale erano presenti esponenti vicini ad associazioni impegnate nella scolarizzazione della comunità indiana locale. La festa del Kerala ha dunque rappresentato un’importante occasione di visibilità culturale, ma c’è da considerare questi eventi in momenti di reale dialogo e scambio tra comunità, coinvolgendo attivamente la popolazione paganese e andando oltre la semplice curiosità.

