Federico II. Convegno “Curare, educare: due mestieri impossibili?”

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Si terrà il 15 e il 16 gennaio 2016 presso l’Istituto per gli Studi Filosofici a Palazzo Serra di Cassano, il convegno internazionale dal titolo ‘Curare, educare: due mestieri impossibili? L’ossessione valutativa nel governo dell’umano’.

In un testo del ’37, soffermandosi sul compito gravoso che attende l’analista nell’esercizio della sua attività, Freud scriveva: «Sembra quasi che quella dell’analizzare sia la terza di quelle professioni ‘impossibili’ il cui esito insoddisfacente è scontato in anticipo. Le altre due, note da molto più tempo, sono quella dell’educare e del governare». Queste pratiche sarebbero dunque legate da un ‘destino’ comune in quanto marcate dal limite, nel senso di una loro strutturale incompiutezza: questo il senso della loro ‘impossibilità’.

Nella fase attuale della nostra civiltà, della nostra storia, il dominio dei valori della libera impresa e del management che pervade ogni settore della vita sociale configura un vero e proprio mutamento antropologico, mettendoci a confronto con una concezione dell’umano che è in aperto, radicale contrasto con ciò su cui si fondava quella freudiana, con la sua valenza tragica. Tali valori, diffusamente promossi nella nostra società e solidali con il dominante neo-liberismo, costruiscono una visione numerica, quantificata, astratta e mercificata del mondo che porta a trattare gli uomini come cose.

In tale quadro sommariamente delineato, la questione della valutazione assume tutta la sua centralità. Le pratiche di valutazione che si sono imposte ovunque, nella scuola, nell’università, nell’ospedale, e in settori della vita sociale che ne erano in precedenza preservati, si rivelano essere dispositivi di controllo in termini di performance, di riuscita, di ‘normalizzazione’, che pretendono di regolare le questioni umane con il ricorso a griglie d’analisi standardizzata delle condotte e dei comportamenti: dispositivi solidali con un modello manageriale di redditività quantificabile, contabile.

Questo Congresso, promosso dal gruppo di ricerca interdisciplinare (psicologia clinica, psicologia dinamica, filosofia morale, psicologia dello sviluppo e dell’educazione) ‘Rileggere Il disagio della civiltà’, organizzato con il Dipartimento di Studi Umanistici e con il patrocinio del Dottorato in Human mind and gender studies dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dell’AIP Associazione Italiana di Psicologia, si propone quale spazio di confronto tra differenti campi di pratiche, quello dei professionisti della cura psichica (psicoterapeuti, psicoanalisti, psicologi dello sviluppo) e quello dei professionisti dell’educazione (insegnanti, operatori della formazione). Di fronte al profondo malessere che li attraversa e i cui segni sono ormai sempre più visibili, al rischio di perdita di senso del loro operare, questo spazio vuole essere un luogo di interrogazione circa le possibilità di continuare ad esercitare i loro ‘mestieri impossibili’.

Per quel che riguarda le pratiche della cura psichica, l’attenzione è sulla questione della diagnosi in psicoanalisi e in psichiatria, per dirlo in sintesi, sul confronto tra una clinica del soggetto, della sua particolarità, e una clinica marcata dalla logica classificatoria e descrittiva del DSM. Per quel che riguarda le pratiche dell’educazione, la centralità è assegnata alla questione delle diagnosi utilizzate dalla scuola secondo modalità di valutazione standardizzata degli allievi – in particolare, quelle che riguardano la disabilità – dove l’etichetta diagnostica rischia di diventare uno schermo dietro il quale l’allievo scompare nella sua singolarità.

I lavori del Congresso saranno articolati in tre sessioni, due delle quali dedicate ad ambiti disciplinari specifici, mentre la terza sarà una tavola rotonda dedicata ad un confronto tra discipline.

 

(Fonte unina.it)