Federica Torzullo, la confessione che non convince: i vuoti nel racconto di Carlomagno
Ha ammesso di averla uccisa. Ha raccontato di aver seppellito il corpo, ridotto irriconoscibile. Ma la confessione di Claudio Carlomagno non chiude il caso di Federica Torzullo. Al contrario, lo complica. Per la Procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, le dichiarazioni dell’uomo accusato di femminicidio e occultamento di cadavere appaiono incomplete, costruite, forse calibrate per evitare l’accusa più pesante: la premeditazione.
La verità giudiziaria è ancora lontana. E ogni parola pronunciata dall’indagato sembra aprire nuovi interrogativi invece di chiuderli.
Il racconto di Claudio Carlomagno e il movente dichiarato
Durante l’interrogatorio davanti al gip, Carlomagno ha spiegato il perché del delitto con una motivazione che punta tutta sull’emotività. Ha detto di aver agito per paura di perdere l’affidamento del figlio di dieci anni, che dopo la separazione avrebbe potuto trascorrere più tempo con la madre. Un timore diventato rabbia, una lite degenerata, un gesto improvviso. Questo, almeno, il quadro che emerge dalle sue parole.
Secondo questa versione, l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di un confronto acceso. Un’esplosione di violenza, non un piano. Una spiegazione che, agli occhi degli inquirenti, potrebbe servire a escludere l’idea di un’azione studiata in anticipo.
Il problema è che i fatti non sembrano allinearsi perfettamente a questa narrazione.
I punti oscuri nel femminicidio di Federica Torzullo
Ci sono dettagli che stonano. Elementi che non trovano una spiegazione convincente nel racconto dell’indagato. Il primo riguarda il padre di Claudio Carlomagno, Pasquale. Secondo quanto riportato anche dal Corriere della Sera, l’uomo si trovava a bordo di un furgone davanti alla villetta della coppia la mattina del 9 gennaio, in una finestra temporale precisa, tra le 7.08 e le 7.17.
In quei minuti Federica Torzullo era già stata uccisa.
La presenza del padre davanti all’abitazione subito dopo il delitto è uno dei nodi centrali dell’indagine. Non è chiaro perché fosse lì. Non è chiaro cosa sapesse. Non è chiaro se abbia visto o sentito qualcosa. E non è chiaro se la sua presenza fosse casuale o collegata a quanto appena accaduto.
A questo si aggiunge un altro elemento inquietante: la menzione, negli atti, di una persona non identificata. Una figura che compare sullo sfondo e che potrebbe aver avuto un ruolo, diretto o indiretto, nelle fasi successive all’omicidio.
Il corpo di Federica Torzullo e l’occultamento
Il cadavere di Federica Torzullo è stato ritrovato in condizioni tali da rendere complesso perfino il riconoscimento. Un corpo martoriato, sepolto dopo l’uccisione. Un dettaglio che pesa enormemente nella valutazione degli inquirenti.
L’occultamento non è un gesto d’impeto. Richiede tempo, lucidità, capacità di agire dopo il delitto. Richiede una sequenza di decisioni. È uno degli aspetti che rendono fragile la tesi dell’omicidio d’istinto.
Carlomagno ha raccontato di essersi disfatto del coltello, l’arma del delitto, gettandolo in un corso d’acqua lungo la strada statale Braccianese, all’altezza di Osteria Nuova. I carabinieri stanno concentrando le ricerche proprio in quel tratto. Ritrovare l’arma potrebbe fornire riscontri decisivi, ma anche smentire parti del suo racconto.
I genitori di Federica Torzullo ascoltati dai carabinieri
Nella mattinata successiva alla confessione, i genitori di Federica Torzullo sono stati convocati nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Bracciano. Sono stati sentiti a sommarie informazioni. Un passaggio delicato, necessario per verificare la coerenza delle dichiarazioni rese dall’indagato.
Il loro contributo potrebbe chiarire il contesto familiare, i rapporti tra i coniugi, eventuali tensioni pregresse. Elementi fondamentali per capire se davvero si sia trattato di un gesto improvviso o se, invece, la violenza covasse da tempo.
Intanto il figlio della coppia resta al centro di una tragedia totale. Dieci anni. Ora senza madre e senza padre. Un dettaglio che rende ancora più crudele una vicenda già segnata dalla brutalità.
Una confessione che apre più domande che risposte
Il procuratore Liguori lo ha detto chiaramente. La confessione non basta. Non è completa. Alcune spiegazioni sembrano studiate per limitare le conseguenze penali. Ed è proprio questo che spinge gli investigatori a scavare oltre le parole dell’indagato.
Ogni dettaglio viene analizzato. Ogni orario verificato. Ogni presenza ricostruita. Perché nei femminicidi, più che altrove, il confine tra verità e versione difensiva è sottile. E spesso si nasconde proprio nei particolari che sembrano secondari.
La morte di Federica Torzullo non è solo un fatto di cronaca. È una storia che chiede risposte nette. Non giustificazioni. Non scorciatoie narrative. E finché quei vuoti resteranno tali, l’inchiesta non potrà dirsi chiusa.

