Fabrizio Corona sparisce dai social: l’oscuramento improvviso

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Fabrizio Corona sparisce dai social: l’oscuramento improvviso

Fabrizio Corona sparisce dai social: l’oscuramento improvviso

Un click. Poi il vuoto. In poche ore Fabrizio Corona è sparito dai social come se qualcuno avesse abbassato un interruttore. Chi cercava il suo profilo Instagram si è trovato davanti a una scritta fredda, impersonale: account rimosso. Nessuna storia di addio, nessun post finale, nessuna spiegazione. Anche la pagina collegata a Falsissimo, il format con cui Corona stava occupando stabilmente il dibattito online, è stata cancellata. Stesso destino su TikTok, mentre su YouTube i contenuti sono scomparsi uno dopo l’altro.

Il caso Fabrizio Corona non è un semplice ban. È un silenzio digitale che arriva dopo settimane di attacchi, accuse, provocazioni e una guerra aperta con Mediaset e con Alfonso Signorini. E proprio per questo l’oscuramento improvviso ha fatto più rumore di qualsiasi video.

Non è una pausa. È una frattura.

Fabrizio Corona e il blackout digitale senza preavviso

Chi segue Fabrizio Corona sa che il suo ecosistema viveva soprattutto su Instagram. Lì rilanciava clip, anticipazioni, dirette e le puntate complete di Falsissimo, un format che negli ultimi mesi aveva cambiato tono: meno gossip, più scontro frontale.

La sera prima dell’oscuramento era stata caricata l’ultima puntata. Poche ore dopo, tutto sparito. Profilo principale. Account Falsissimo. Collegamenti esterni. Tracce cancellate.

Nel mondo dei social, dove anche i grandi creator ricevono warning e avvisi, quello che è successo a Fabrizio Corona è raro. Nessuna sospensione graduale. Nessun countdown. Solo rimozione.

Il risultato è stato immediato: ricerche in aumento, gruppi Telegram in fermento, screenshot condivisi ovunque. Il nome Fabrizio Corona è tornato a girare non per un contenuto, ma per un’assenza. Ed è spesso l’assenza a generare più traffico della presenza.

Fabrizio Corona e Falsissimo, il format diventato miccia

Negli ultimi mesi Fabrizio Corona aveva trasformato Falsissimo in una piattaforma di attacco. Ogni puntata era costruita come una bomba a tempo: titoli aggressivi, riferimenti diretti, nomi e cognomi, immagini di repertorio Mediaset rielaborate. Non era più solo intrattenimento. Era posizionamento.

Corona parlava di Signorini, di dinamiche interne, di presunti retroscena. Usava clip televisive, frame, spezzoni. Tutto materiale che, dal punto di vista legale, apre immediatamente il tema del copyright e della diffamazione.

E infatti il primo segnale era arrivato giorni prima: una diffida di Mediaset aveva portato alla rimozione di una puntata da YouTube per violazione di copyright.

Corona aveva risposto pubblicando di nuovo il video, scrivendo che lo rimetteva senza le immagini contestate e aggiungendo una parte ulteriore su Signorini. Da lì la tensione è salita.

La diffida Mediaset che cambia tutto

Secondo quanto emerso, l’ufficio legale Mediaset ha segnalato a Google, Meta e TikTok una serie di violazioni riconducibili a Fabrizio Corona: uso illecito di contenuti protetti, messaggi ritenuti diffamatori, elementi di hate speech. Non una sola segnalazione. Più diffide.

Ed è qui che entra in gioco la logica delle piattaforme. Quando arrivano comunicazioni formali con rischio legale, i colossi del web agiscono per autotutela. Non fanno processi. Tagliano. Google ha rimosso i contenuti da YouTube. Meta ha bloccato Instagram. TikTok ha seguito la stessa linea. Un portavoce Meta ha spiegato che gli account di Fabrizio Corona sono stati rimossi per violazioni multiple degli Standard della community.

Tradotto: non un singolo errore, ma un accumulo. E quando l’accumulo supera una soglia invisibile, scatta il blackout.

Fabrizio Corona e la parola censura

La reazione della difesa non si è fatta attendere. L’avvocato Ivano Chiesa ha parlato apertamente di censura, definendo l’operazione impressionante e non degna di un Paese democratico. Ha detto che l’obiettivo sarebbe stato solo quello di mettere a tacere Corona e che per strada molte persone gli manifestano solidarietà.

Il punto però è un altro: nel mondo digitale la censura non è più ideologica. È contrattuale. Ogni piattaforma funziona su regole accettate con un click. Quando quelle regole vengono violate più volte, la libertà di parola si scontra con la libertà d’impresa della piattaforma.

E Fabrizio Corona, che per anni ha giocato sul confine, questa volta sembra averlo superato insieme.

Fabrizio Corona, Signorini e l’ordinanza che pesa

Dietro l’oscuramento social di Fabrizio Corona non c’è solo Mediaset. C’è anche un provvedimento civile.

Il 26 gennaio il giudice di Milano Roberto Pertile aveva ordinato a Corona di rimuovere i contenuti ritenuti diffamatori su Alfonso Signorini, di non pubblicarne altri e di consegnare il materiale. Un’ordinanza chiara.

I legali di Signorini avevano segnalato subito presunte violazioni di quell’ordine, sostenendo che Corona avesse continuato a pubblicare. La difesa dell’ex re dei paparazzi ha annunciato un reclamo, che sarà valutato da un collegio di giudici civili. Ma nel frattempo, sul piano digitale, la partita si è chiusa prima del tribunale. Le piattaforme non aspettano sentenze. Agiscono sul rischio. E il rischio, per Meta e Google, era diventato alto.

I filoni di indagine aperti

Il caso Fabrizio Corona non è isolato a un singolo contenzioso. In Procura sono aperti più fronti. Si parla di accuse che vanno dal revenge porn alla diffamazione aggravata. Ci sono fascicoli che riguardano anche altre persone, compreso lo stesso Signorini per una tranche diversa legata a una denuncia di un ex concorrente del Grande Fratello Vip. Esiste anche un filone che coinvolge manager di Google per concorso in diffamazione e ricettazione. Questo quadro rende l’oscuramento social di Fabrizio Corona meno improvviso di quanto sembri.

Non è una tempesta casuale. È una convergenza.

Fabrizio Corona, quando sparire diventa comunicazione

C’è un paradosso che riguarda Fabrizio Corona. Nel momento in cui è stato cancellato dai social, è tornato ovunque. Screenshot, articoli, ricerche, chat. Il nome Fabrizio Corona è diventato trend non per un video, ma per un silenzio. Nel mondo dell’attenzione, sparire è spesso più potente che pubblicare. Ma c’è una differenza: sparire per scelta o sparire perché qualcuno ti spegne. Corona non ha chiuso i profili. Gli sono stati chiusi. E questo cambia il racconto. Non è storytelling. È interruzione forzata.

Fabrizio Corona e il futuro dopo il ban

La domanda ora non è se Fabrizio Corona tornerà. È come. Aprire nuovi profili è tecnicamente facile. Riottenere quelli bloccati è molto più complesso. Serve dimostrare conformità, abbassare i toni, rinegoziare il rapporto con le piattaforme. E qui nasce il vero bivio.

Fabrizio Corona ha sempre costruito la sua forza sulla rottura delle regole implicite. Ma i social di oggi non sono più quelli di dieci anni fa. Sono spazi regolati, giuridici, algoritmici. Chi li sfida può diventare virale. Ma può anche essere cancellato. E questa volta, Corona lo ha sperimentato nel modo più brutale: senza avviso, senza saluti, senza possibilità di replica immediata. Il web si è svegliato e Fabrizio Corona non c’era più. Non per scelta. Per sistema.