Eurovision Song Contest: quando l’arte diventa politica

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La performance israeliana ha raccolto voti e consenso.Peccato che, sul palco dell’Eurovision, non vi fosse un artista palestinese in grado di raccontare – con la stessa dignità – le conseguenze dell’operazione “Spada di Ferro”.

di Marco Visconti

È tornato, portando con sé, come ogni anno, un’esplosione di luci, suoni, emozioni e identità. Eppure, dietro il sipario dello spettacolo, si fa sempre più evidente un nodo irrisolto: il rapporto ambiguo tra arte e politica.Anche quest’anno l’Italia si è distinta con la sua proposta musicale, portando in scena Lucio Corsi con una ballata dal sapore onirico e pacato, quasi un ossimoro rispetto al ritmo più incalzante della scena europea. Una melodia che sembrava voler rallentare il tempo, come se la canzone italiana viaggiasse su un binario parallelo rispetto a quello continentale.

Nonostante la sua cifra controcorrente, l’Italia ha conquistato un rispettabile quinto posto.Sul podio, però, sono salite altre storie. Al primo posto l’Austria, mentre il secondo è andato a Israele, con un brano che richiama apertamente il massacro avvenuto durante il festival musicale Supernova, tragico evento legato all’inizio dell’operazione militare a Gaza. La performance israeliana ha raccolto voti e consenso.Peccato che, sul palco dell’Eurovision, non vi fosse un artista palestinese in grado di raccontare – con la stessa dignità – le conseguenze dell’operazione “Spada di Ferro”, i raid aerei, i bambini uccisi o traumatizzati, le tende strappate nei campi profughi. L’assenza di questa voce è diventata assordante. È qui che l’arte si fa politica: non tanto per i messaggi che trasmette, ma per quelli che vengono silenziati.

L’Eurovision ha mostrato, ancora una volta, una certa incoerenza di fondo. Nel 2022, ad esempio, la Russia fu esclusa dalla competizione a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Quell’anno vinse l’Ucraina con la Kalush Orchestra e il brano Stefania, una canzone che, pur nata come dedica alla madre del cantante, divenne in breve tempo un inno di resistenza nazionale. Il messaggio politico, seppur non dichiarato, fu evidente e sostenuto dal voto popolare.E allora perché oggi non si applica lo stesso criterio? Perché pesi e misure sembrano cambiare a seconda del Paese coinvolto?