Momenti di paura nella notte a Pomezia, alle porte di Roma, dove un ordigno è esploso sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Il veicolo era parcheggiato davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, e l’esplosione ha danneggiato anche l’auto della figlia. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, la Digos, i vigili del fuoco e la scientifica, che hanno avviato i rilievi. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Ilaria Calò e dal pm Carlo Villani, ipotizzano che si tratti di un danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso. Nelle prossime ore sono attese le informative delle forze dell’ordine.
Il profilo ufficiale di Report ha sottolineato la gravità dell’episodio: “La potenza dell’esplosione è stata tale da poter uccidere chi fosse passato in quel momento”. Intanto, Ranucci si è recato personalmente alla stazione dei carabinieri per presentare denuncia.
Solidarietà dalle istituzioni e dalla politica
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato il rafforzamento delle misure di protezione per il giornalista, definendo l’atto “vigliacco e gravissimo, un attacco alla persona ma anche alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della nostra democrazia”.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e numerosi membri del governo, tra cui i ministri Guido Crosetto, Antonio Tajani, Carlo Nordio, Adolfo Urso, Anna Maria Bernini e Giuseppe Valditara, hanno espresso piena solidarietà e condanna per l’attentato. Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il vicepremier Matteo Salvini hanno ribadito l’importanza di difendere la libertà di informazione.
Dall’opposizione, dichiarazioni di solidarietà sono arrivate da Elly Schlein (Pd), Sergio Costa (M5S), Matteo Renzi (Italia Viva), Chiara Braga e Francesco Boccia (Pd), Nicola Fratoianni (Si) e Angelo Bonelli (Europa Verde), sottolineando come l’attacco rappresenti un attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini a essere informati.
Sostegno da parte di Rai e sindacati
La Rai, tramite l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, l’intero Cda e la presidente della Commissione di Vigilanza Barbara Floridia, ha espresso “massima solidarietà a Ranucci e condanna ogni tentativo di intimidazione nei confronti dei giornalisti del Servizio Pubblico”. Anche la Fnsi, Usigrai, Stampa Romana e l’Anm hanno manifestato vicinanza al giornalista, ribadendo che colpire un cronista d’inchiesta significa colpire la democrazia stessa.
L’attentato, secondo i sindacati, segna un pericoloso aumento delle minacce nei confronti dei giornalisti e sottolinea la necessità di garantire protezione a chi svolge il proprio lavoro di inchiesta senza compromessi.
Un episodio di gravità estrema
La violenza dell’esplosione e il coinvolgimento di familiari rendono l’episodio di Pomezia uno dei più gravi attentati a un giornalista in Italia negli ultimi anni, riportando alla memoria periodi storici segnati da intimidazioni mafiose contro la stampa. La vicenda ha acceso un forte dibattito politico e sociale sul rispetto della libertà di informazione e sulla protezione dei giornalisti che operano nel Paese.
Le indagini proseguono senza sosta per individuare i responsabili e chiarire la matrice dell’attentato. Nel frattempo, la comunità giornalistica e le istituzioni ribadiscono un messaggio chiaro: chi tenta di intimidire l’informazione libera colpisce lo Stato e la democrazia stessa.

