Epatite, boom di casi: cibi, rapporti sessuali e barbiere a rischio, scopri come evitarla

0
63

L’epatite torna a destare forte preoccupazione in Italia, con un aumento significativo dei casi, in particolare per le forme A ed E, che evidenziano una situazione sanitaria da monitorare con attenzione. I dati relativi ai primi sei mesi del 2025 mostrano un trend in crescita che coinvolge diverse regioni e fasce d’età, riportando al centro del dibattito pubblico il tema della prevenzione, della sicurezza alimentare e dei comportamenti a rischio.

Cos’è l’epatite

Con il termine epatite si indica un’infiammazione del fegato causata da virus, tossine, alcol, farmaci o malattie autoimmuni. Le forme virali più diffuse sono epatite A, B, C, D ed E. Alcune sono transitorie, altre possono diventare croniche e portare a cirrosi o tumori epatici. Il fegato svolge funzioni vitali per l’organismo: filtra le tossine dal sangue, produce bile per la digestione, immagazzina energia e regola numerosi processi metabolici. Un danno epatico può quindi compromettere seriamente la salute generale.

Epatite A: casi in forte aumento

Nei primi sei mesi del 2025 sono stati segnalati 247 casi di epatite A in Italia, contro i 159 del 2024 e i 105 del 2023. Le regioni maggiormente colpite risultano Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. La malattia interessa principalmente uomini (64%), con una fascia d’età prevalente tra i 35 e i 54 anni, e un’età mediana di 37 anni. Sono stati segnalati anche 29 casi pediatrici, dato che evidenzia una diffusione intergenerazionale.

Fattori di rischio principali

  • Consumo di frutti di mare crudi o poco cotti (47,1%)
  • Viaggi in aree endemiche (23%)
  • Consumo di frutti di bosco contaminati (24%)
  • Rapporto sessuale non protetto, in particolare tra uomini che fanno sesso con uomini (MSM), con un aumento dal 11,4% al 29,8%

L’epatite A si trasmette per via oro-fecale, attraverso cibo e acqua contaminati, ma anche tramite “mani sporche” o comportamenti sessuali a rischio.

Epatite B: lieve calo ma attenzione alta

Nel primo semestre 2025 sono stati registrati 72 casi di epatite B, in calo rispetto ai 106 del 2024. Colpisce prevalentemente uomini (77,8%) con un’età mediana di 55,5 anni. Principali modalità di trasmissione:

  • Cure odontoiatriche non adeguatamente sterilizzate (42,4%)
  • Trattamenti estetici come manicure, piercing e tatuaggi (31,8%)
  • Rapporti sessuali non protetti (25,4%)

L’epatite B può diventare cronica e aumentare il rischio di cirrosi e carcinoma epatico. La vaccinazione resta il principale strumento di prevenzione.

Epatite C: numeri stabili ma rischio silenzioso

I casi di epatite C tra gennaio e giugno 2025 sono stati 25, un dato simile al 2024. Le regioni più coinvolte sono Lombardia ed Emilia-Romagna, con una prevalenza maschile del 60%. Il fattore di rischio più comune è l’esposizione nosocomiale (36%), ovvero il contagio in ambito sanitario, anche se i controlli sono oggi molto più stringenti rispetto al passato. Questa forma può restare asintomatica per anni prima di manifestarsi, rendendola particolarmente insidiosa.

Epatite D: meno conosciuta ma pericolosa

Meno conosciuta ma potenzialmente molto pericolosa, l’epatite D (o virus Delta) è una forma particolare di epatite virale che può infettare esclusivamente persone già portatrici del virus dell’epatite B. Il virus D, infatti, non è in grado di replicarsi autonomamente e necessita della presenza del virus B per completare il proprio ciclo vitale. Per questo motivo, l’epatite D viene spesso definita come una coinfezione o una sovrainfezione dell’epatite B.

La diffusione dell’epatite D in Italia è inferiore rispetto ad altri Paesi, ma rappresenta un rischio serio per specifiche categorie, soprattutto tra soggetti non vaccinati contro l’epatite B e tra persone con comportamenti a rischio. Il contagio avviene attraverso le stesse modalità dell’epatite B: contatto con sangue infetto, rapporti sessuali non protetti, utilizzo di strumenti contaminati, pratiche estetiche o sanitarie non sicure.

L’aspetto più critico dell’epatite D è la sua aggressività clinica. Nei soggetti colpiti, la presenza simultanea dei due virus può accelerare il decorso della malattia, aumentando il rischio di cirrosi epatica, insufficienza epatica e carcinoma epatocellulare. In molti casi la patologia può evolvere più rapidamente rispetto all’epatite B sola, con complicazioni severe.

Attualmente non esiste un vaccino specifico contro l’epatite D, ma la vaccinazione contro l’epatite B rappresenta una protezione indiretta molto efficace: prevenendo il virus B, si impedisce automaticamente anche l’insediamento del virus D. Questo rende ancora più centrale l’importanza delle campagne vaccinali e dei controlli per le fasce di popolazione più esposte.

La diagnosi avviene tramite test sierologici specifici e, come per le altre epatiti, la diagnosi precoce è determinante per limitare i danni epatici e avviare tempestivamente il percorso terapeutico più adeguato.

Epatite E: casi in crescita e rischio alimentare

L’epatite E registra 60 nuovi casi nel 2025, contro i 37 del 2024. Le regioni maggiormente colpite sono Abruzzo e Lazio. Colpisce soprattutto uomini (78,3%) con età mediana di 59 anni. Alimenti più a rischio:

  • Carne di maiale e insaccati (58,5%)
  • Carne di cinghiale (11,3%)

Molti casi risultano non diagnosticati: solo il 63,7% dei sospetti è stato sottoposto a test.

Barbiere e trattamenti estetici: attenzione agli strumenti

Un ambito spesso sottovalutato è quello dei trattamenti estetici e del barbiere. Rasoi, forbicine e strumenti non sterilizzati possono diventare veicolo di trasmissione per i virus dell’epatite B e C se entrano in contatto con microlesioni della pelle. È fondamentale scegliere strutture che garantiscano igiene certificata e materiali monouso.

Sintomi dell’epatite

I sintomi variano a seconda del tipo di epatite e della fase della malattia. Tra i più comuni:

  • Stanchezza persistente
  • Nausea e vomito
  • Febbre
  • Dolori addominali
  • Ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi)
  • Urine scure
  • Feci chiare

In molti casi, soprattutto per epatite B e C, la malattia può essere asintomatica nelle fasi iniziali.

Come proteggersi: strategie di prevenzione

La prevenzione è la prima arma contro l’epatite. Gli esperti raccomandano:

1. Vaccinazioni

  • Epatite A: raccomandata per viaggiatori e soggetti a rischio
  • Epatite B: obbligatoria per i nuovi nati e fortemente consigliata per adulti non vaccinati

2. Sicurezza alimentare

  • Cuocere bene carne e pesce
  • Evitare il consumo di frutti di mare crudi
  • Lavare accuratamente frutta e verdura

3. Igiene personale

  • Lavare spesso le mani
  • Utilizzare solo strumenti personali
  • Evitare condivisione di rasoi o spazzolini

4. Rapporti sessuali protetti

L’uso del preservativo riduce notevolmente il rischio di trasmissione, soprattutto per epatite B.

5. Attenzione in estetica e barberia

Affidarsi solo a professionisti che utilizzano strumenti sterili e monouso.

6. Controlli sanitari

Effettuare screening periodici, soprattutto in presenza di fattori di rischio.

Il boom di casi di epatite in Italia conferma la necessità di una maggiore consapevolezza collettiva. La combinazione di comportamenti responsabili, vaccinazioni e corretta informazione rappresenta la strategia più efficace per ridurre il rischio di contagio e proteggere la salute pubblica. Davanti a numeri in crescita, la prevenzione non è una scelta facoltativa, ma una responsabilità condivisa. Conoscere i rischi è il primo passo per evitarli, e agire in modo consapevole significa difendere se stessi e l’intera comunità.