Il consumo quotidiano e ripetuto di bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina può rappresentare un serio pericolo per la salute cardiovascolare. L’allarme è stato rilanciato da un gruppo di medici britannici attraverso le pagine di Bmj Case Reports, dopo aver trattato un caso che ha destato forte preoccupazione nella comunità scientifica. Protagonista della vicenda è un uomo di 50 anni, in buona forma fisica e senza patologie precedenti, che aveva l’abitudine di bere otto lattine di energy drink al giorno. Una routine che lo ha portato a sviluppare un ictus localizzato nel talamo, area del cervello legata al movimento e alla percezione sensoriale.
I sintomi del paziente comprendevano debolezza del lato sinistro del corpo, difficoltà di equilibrio, linguaggio e deglutizione, riconducibili a un quadro di atassia. Al momento del ricovero, la sua pressione arteriosa aveva raggiunto livelli estremamente pericolosi, pari a 254/150 mm Hg. Nonostante il miglioramento iniziale ottenuto grazie alla terapia farmacologica, una volta rientrato a casa i valori erano tornati a salire in modo preoccupante.
Solo dopo un’anamnesi più dettagliata, i medici hanno scoperto il consumo quotidiano di energy drink, per un totale di circa 1.200-1.300 mg di caffeina al giorno, contro un limite raccomandato di 400 mg. La sospensione immediata delle bevande ha permesso alla pressione di tornare alla normalità, rendendo superflua la terapia antipertensiva. Le conseguenze neurologiche, tuttavia, non sono del tutto regredite: a distanza di anni l’uomo continua a convivere con un persistente intorpidimento del lato sinistro.
Il caso mette in luce un problema di consapevolezza diffusa. Nonostante siano bevande facilmente reperibili e molto popolari, spesso non vengono percepite come un possibile fattore di rischio cardiovascolare. Gli autori ricordano come in passato alcuni supermercati britannici abbiano già introdotto un divieto volontario di vendita ai minori di 16 anni, un provvedimento nato più per contrastare obesità e diabete che per arginare i rischi cardiaci e cerebrovascolari oggi evidenziati.
Gli energy drink, oltre a un’elevata quantità di zuccheri, contengono dosi significative di caffeina dichiarata, cui si aggiunge quella “nascosta” presente in ingredienti come guaranà, ginseng, taurina o glucuronolattone. La possibile interazione tra queste sostanze potrebbe amplificare gli effetti eccitanti della caffeina, aumentando il rischio di eventi acuti come ictus ischemici ed emorragici, soprattutto in soggetti giovani che normalmente presentano un rischio basso.
Il caso descritto non consente generalizzazioni, ma gli esperti ritengono che l’insieme crescente di evidenze debba spingere verso una maggiore regolamentazione della vendita e della pubblicità delle bevande energetiche, spesso rivolte a fasce d’età particolarmente esposte. Una scelta che, secondo gli autori, potrebbe rivelarsi determinante per la tutela futura della salute cardiovascolare della popolazione.

