Cronaca di un lunedì pomeriggio quasi da temperatura estiva. Arriva Luigi Di Maio, vice presidente della Camera, a sostenere la candidatura a sindaco del giovane avvocato Spinelli. L’appuntamento è in zona caffè a Via Matteotti. Sorprende il consenso di strada, cioè sorprende fino ad un certo punto e c’è da aggiungere che non sempre in politica si trasforma in voti, specialmente alle amministrative. Di Maio scende dal pulmino Cinquestelle, risponde alle domande dei giornalisti, si piazza davanti al Bar, poi al microfono arringa tra applausi sostenuti. Attivisti, simpatizzanti, sostenitori e persino avversari politici: tutti vogliono ascoltarlo, magari cercando di scovare l’errore di sintassi. Di Maio va al sodo. Parla di immigrazione, reddito di cittadinanza, di necessità di archiviare il voto di scambio anche nelle piccole città, di modernizzazione e legalità. Ringrazia gli attivisti coraggiosi, come se fossero i primi cristiani. Maria, candidata anche stavolta, piazza la battuta: ” Parla di me”. Peppe. il candidato-cameraman, lo segue passo dopo passo. E mentre va via, Teresa coi figli piccoli al seguito, arrivata dall’altra Nocera, gli strappa l’ultimo scatto di cellulare fotografio. Di Maio sorride e saluta. Il viaggio prosegue con Agropoli, Capaccio e Mercato San Severino. Quella trepidante attesa di persone come Teresa però lascia il segno, anche in chi è ormai abituato a discorsi e strette di mano.

