Economia – Dati allarmanti di Confcommercio, molte imprese a rischio chiusura

Facciamo gli scongiuri, è proprio il caso di dirlo. Oggi in Italia si contano quasi 800mila imprese del commercio l’82% ha riaperto l’attività, il 73% dei bar e ristoranti, conferma delle gravi difficoltà rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità.

L’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria, vero rebus tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, carenza di liquidità dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi.

Le imprese che ha beneficiato del bonus di 600 euro solo il 44%, ancora  bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione; e oltre la metà delle imprese stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%.

La Confcommercio, rileva, solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della CIG in deroga. Letto in questi termini il dato del sondaggio appare verosimile (49% accede alla misura e l’ha ottenuta oppure deve ancora ottenerla). Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto. Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta purtroppo, le valutazioni conclusive sono fortemente negative.

Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, prosegue l’indagine, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) nè di sostenere le spese fisse (43%).

Emerge, quindi, con sufficiente nitidezza, uno dei più rilevanti problemi per le singole imprese e per l’economia italiana nel complesso: la vera questione non è riaprire subito o dopo un breve periodo di sperimentazione, bensì la capacità, la possibilità, di restare aperti, il peggio è certamente passato. Tuttavia, avverte Confcommercio, per molte imprese, concentrate in pochi settori a cominciare dalla filiera turistica, le sfide per la sopravvivenza si combatteranno nei prossimi mesi.

Fonte AGI

“Da un’inchiesta emerge che l’82% nella ristorazione si è persa un’azienda su 4”. Sangalli: il pericolo è una tempesta perfetta.