Eboli. Dopo l’esame DNA, “Questo figlio non è mio!” e aggredisce la moglie

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«Questa figlia non è mia, leggi le analisi, non lo hai concepito con me». Dopo la discussione, è arrivata la
violenza. Cieca e ingiustificata. Schiaffi, pugni e spintoni alla moglie, vittima di un pestaggio. E poi le ingiurie
irripetibili, ancora violenza anche se di carattere morale. In casa, la convivenza è diventata impossibile. Dalla
gioia per la nascita della figlia si è passati all’inferno sulla paternità. Il marito è andato su tutte le furie. Carte alla
mano, ha chiesto spiegazioni alla moglie. Poi l’ha malmenata. Più volte, senza pietà. La verità sarebbe spuntata
dalle analisi del Dna, prova scientifica inconfutabile. La madre ha negato tutto, ha ipotizzato un errore di
laboratorio. Ma non ha avuto il tempo di difendersi. Ha incassato calci e offese, pugni e ingiurie. Quando il marito
è uscito di casa, lei ha raggiunto il pronto soccorso. Si è fatta medicare. Con le radiografie e il referto medico alla
mano, la donna è uscita dal nosocomio è ha raggiunto la caserma: «Voglio denunciare mio marito, sono stata
aggredita». La donna continua a pronunciarsi innocente, il marito è convinto che quella figlia non sia sua. La
scienza gli ha dato ragione. Il codice penale, gli darà torto. Lo inchioda alle sue responsabilità perchè la violenza
non è mai giustificata. Nemmeno dopo la prova del Dna. La notizia è diventata di dominio pubblico. Anche per la
determinazione della donna: «Ti porto in tribunale, poi vediamo cosa dice il giudice». Codice alla mano, il marito
rischia una condanna. Oltre all’allontanamento dalla casa coniugale. (fonte La Città)