E’ morto Matteo Cinque, poliziotto, grande nemico di camorra e mafia

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Ex responsabile della Criminalpol di Campania e Molise, questore di Palermo, Trapani, Salerno e di Catanzaro, Matteo Cinque si era ritirato dopo la pensione nella sua Vico Equense. Protagonista negli anni ’80 e ’90 della lotta contro la camorra e la mafia, Cinque era stato accusato successivamente da un pentito di camorra, Pasquale Galasso, di aver favorito il clan Alfieri. Dopo 8 anni fu prosciolto e nominato Questore di Catanzaro. Per ingiusta detenzione dalla durata di 47 giorni, la corte d’appello di Napoli ha risarcito con 155mila euro. A Torre Annunziata, da vicequestore, giunse subito dopo la ”strage di Sant’Alessandro”, 34 anni fa, una vendetta delle famiglie Bardellino, Alfieri e Fabbrocino, ai danni del boss Valentino Gionta e del suo clan che provoco’ 8 morti, successivamente andò al commissariato di Castellammare di Stabia.  Matteo Cinque fu protagonista di molti blitz anticamorra a cavallo tra gli Ottanta e Novanta. Lo si ricorda anche peri suo plateale recupero della salma del giovane Vittorio Giuliano, nipote del patriarca di Forcella Pio Vittorio morto di overdose e il cui corpo era stato portato via dall’Ospedale Ascalesi dove era morto.Dopo due anni al vertice della squadra mobile, dal 1989 al 1991 Cinque guidò la Criminalpol Campania e Molise. Un periodo denso di successi per lui: prima la cattura dei fratelli Luigi ed Angelo Moccia, pericolosi camorristi di Afragola, poi l’ arresto di boss come Mario Iovine e Francesco Schiavone detto Sandokan, sorpreso nella villa di un assessore comunale democristiano a Casal di Principe. Infine i sequestri di beni al clan Alfieri, proprio l’ organizzazione che il capo della Criminalpol, secondo gli inquirenti, tentò di favorire proteggendo la latitanza del boss. Lanciatissimo, Cinque fu nominato questore di Trapani, cinta d’ assedio dalla mafia, e poi di Salerno. Il 23 luglio del ‘ 92 l’ improvviso incarico a Palermo.