Per tutta la vita aveva cercato il modo di mettere ordine nell’irrazionale dell’arte. Diceva: “A volte mi ritrovo a sprofondare dentro mondi per i quali so che la cura migliore è alzare barriere. Non ho fatto altro in tutta la mia vita. È semplice. Se piove, io so che si deve aprire l’ombrello. Ed è forse il solo modo efficace per contrastare la paura atavica che mi prende in certi momenti. Apro l’ombrello o attendo che smetta di piovere. Mi rifiuto di avere tutti questi anni ma sono obbligato a tenermeli”. Stavolta ha smesso lui di vivere. Si è spento a 107 anni Gillo Dorfles. Lo straordinario critico d’arte, ma anche pittore e filosofo, è morto nella sua casa a Milano. Tra i suoi tanti meriti, c’è il ripensare la categoria del Kitsch: dapprima come espressione del cattivo gusto, in seguito come parte integrante dell’arte stessa.Uno dei suoi libri più riusciti fu L’intervallo perduto: Anticipava, in un certo senso, Bauman e la società liquida. Il suo nome in Campania è legato alla costante opera di valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico, in particolare di Paestum dove era di casa. Nelle parole di Dorfles era frequente il j’accuse per il degrado dell’area antistante i templi. Amava ricordare: «Paestum mi ispira».
