Dubbi sulla morte di “Lello” Granata, per il perito medico di famiglia poteva salvarsi

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Aumentano i dubbi sulla morte di Raffaele Granata, il 37enne morto lo scorso 12 marzo, dopo aver trascorso quasi quattro ore su di una barella prima di essere ricoverato nella shock room per una forma di cirrosi. La perizia della procura, firmata dal medico legale Giovanni Zotti, parla di morte causata da uno «Stato settico in paziente cirrotico», che esclude ogni responsabilità medica. Un esito totalmente differente rispetto alla consulenza voluta invece dall’avvocato Vittorio D’Alessandro, legale della famiglia, firmata dal medico Antonio Sorrentino. In quest’ultima, le conclusioni spiegano che Raffaele poteva essere salvato, se solo qualcuno gli avesse prescritto la giusta terapia. Seppur la situazione fosse in parte compromessa – questo è il ragionamento del professionista di parte – la diagnosi poteva essere individuata in tempo, se i medici che lo ebbero in cura avessero applicato la giusta terapia. «Verso quell’insufficienza renale riscontrata nell’organismo di Raffaele, si sarebbe potuta praticare una “dialisi”, senza che il giovane restasse su di un lettino in attesa degli eventi». Per la morte del figlio del presidente di Scafati Solidale, Andrea Granata, la procura iscrisse nel registro degli indagati due medici del pronto soccorso dell’Umberto I di Nocera Inferiore. Stando alla famiglia, i medici avrebbero “trascurato” Raffaele durante la fase iniziale del ricovero in ospedale. Qui, ci giunse alle 12.00, cosciente ma con problemi alla schiena e registrato come codice giallo. Gli fu applicata una flebo al braccio, con le prime analisi giunte due ore dopo, alle 14.00. Ma l’assistenza verso il giovane, sostiene il legale che assiste la famiglia, sarebbe stata superficiale. Il ricovero nella shock room avvenne dopo le 16.00. Poi, due arresti cardiaci spensero per sempre la vita del 37enne. La denuncia dei familiari fu immediata, con la contestazione maggiore legata alle “quattro ore di abbandono” riservate a Raffaele durante l’assistenza. La procura valuterà ora come procedere nei confronti dei due medici, viste le due differenti perizie che raccontano le ultime ore di vita del giovane “Lello”.