Droga, armi e riciclaggio: ecco i tre gruppi criminali che comandano a Nocera Inferiore

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La mappa “criminale” di Nocera Inferiore è da aggiornare. E il lavoro investigativo della procura distrettuale Antimafia, con i 20 arresti effettuati questa notte (uno è al momento irreperibile) meglio chiarisce gli equilibri criminali venutisi a consolidare negli ultimi anni. Nella conferenza stampa di questa mattina, il procuratore capo Corrado Lembo ha descritto attività ed elencato nomi dei tre gruppi che da circa un anno, a Nocera Inferiore, avevano scatenato una “guerra” per il predominio territoriale e la gestione del mercato della droga.

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Il primo gruppo di “stampo camorristico” faceva riferimento ai fratelli Michele e Luigi Cuomo. I due, già interessati da svariati precedenti ed in odore di camorra per una presunta affiliazione con l’allora clan Contaldo a Pagani, aveva stretto di recente un’alleanza anche con altri gruppi omologhi nell’area napoletana. Il loro business non era solo il commercio di auto rubate – con la connivenza di imprenditori compiacenti, ma anche il controllo del territorio per le piazze di spaccio. Un controllo “brutale”, fatto di pestaggi, aggressioni e violenza armata. Un modus operandi che emergeva ogni qualvolta veniva messa in discussione la loro supremazia. La loro “spregiudicatezza” era tale da spingerli ad agire in luogo pubblico in forma plateale, oltre che violenta. A riguardo, la procura cita due casi: il pestaggio del 29 gennaio 2016 a danno di un consulente amministrativo di Nocera, aggredito e colpito con calci e pugni nei pressi di una sala scommesse in via Garibaldi e la “spedizione punitiva” di un cittadino capoverdiano, colpevole di aver rubato il cellulare al figlio di Luigi Cuomo. L’africano fu pestato con bastoni e mazze ferrate.

Dalle controversie emerse poi con gli altri gruppi criminali, la Dda è riuscita in un secondo momento a ricostruire i movimenti di un secondo “schieramento”, avverso a quello dei Cuomo e riconducibile ai fratelli Francesco e Mario D’Elia, entrambi con precedenti per droga. Sono proprio questi due gruppi che scateneranno una caccia all’uomo – stavolta con pistole in pugno – a settembre e ottobre 2016. Ma ci fu un evento che prima di tutto segnò una rottura già forte tra i due: e cioè quando a maggio 2016, la polizia fu allertata su di una violenta rissa consumata in via Bruni Grimaldi tra alcuni degli elementi dei due gruppi. Una “caccia all’uomo” che durò una notte intera. Fino ad una pax – come documenteranno i carabinieri del Ros – decisa con una telefonata tra Francesco D’Elia e Mario Passamano. “La notte portò consiglio” in quel caso. Si arrivò poi alle sparatorie di settembre e ottobre, dove i rapporti di forza e i cambi di fronte e alleanze tra i componenti si susseguirono ad una velocità impressionante. A lavorare insieme ai Ros anche la polizia di stato di Nocera Inferiore, che oltre a indagare sulle sparatorie, riuscì a rafforzare l’attività investigativa anche con il sequestro di sostanze stupefacenti, accertando infine l’esistenza ulteriore di un terzo gruppo, quello facente capo a Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Abate (figlio del boss Mario). Il 2 ottobre 2015 Bergaminelli fu arrestato per aver occultato all’interno di una pizzeria dove lavorava proprio Abate, una pistola calibro 9×21 con matricola abrasa.

Il lavoro del pm Vincenzo Senatore è l’epilogo di una strategia investigativa dell’Antimafia, fatta di analisi approfondite di dati storici contenute nelle banche dati nazionali e locali e, successivamente, dei riscontri delle forze dell’ordine che hanno permesso di aggiornare la mappa criminale di Nocera Inferiore. A fare da sfondo all’inchiesta, la matrice mafiosa e la gestione dello spaccio di droga, delle piazze da controllare e del possesso di armi da fuoco.