Droga al porto di Salerno, chieste le prime condanne per il clan Memoli

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Nuovo capitolo nel processo sul traffico internazionale di droga che avrebbe avuto come base il porto di Salerno e presunti referenti in Tiziano e Carmine Memoli, padre e figlio. Davanti al gup Annamaria Ferraiolo del Tribunale di Salerno, il pubblico ministero Guglielmo Valenti ha chiesto complessivamente 30 anni e 8 mesi di reclusione per cinque imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Le richieste sono di 8 anni ciascuno per Alessio Stornante e Donato Garripoli, 6 anni per Carmine Ferrara, 4 anni e 8 mesi per Gennaro Memoli e 4 anni per Francesco Basso. Le arringhe difensive si terranno nelle prossime udienze, prima della decisione del giudice.

Le accuse della Procura

Secondo l’impianto accusatorio della Dda di Salerno, tra il 2021 e il 2022 il sodalizio avrebbe gestito un canale stabile di importazione di droga dal Sud America, con la capacità di «esfiltrare» ingenti quantitativi direttamente dall’area portuale di Salerno. A inizio 2022 furono sequestrati 250 chili di cocaina nel porto commerciale cittadino, mentre nell’aprile dello stesso anno la Guardia di Finanza intercettò a Civitavecchia un container proveniente dal Sudamerica e destinato a Salerno, contenente 400 chili di cocaina. Il totale, in pochi mesi, ammonta a 650 chili di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio di Salerno e provincia, ma anche i mercati illegali di Basilicata e Puglia.

Un ruolo cruciale sarebbe stato svolto da Antonio Apicella, autotrasportatore con accesso libero alle aree portuali, che secondo gli inquirenti agevolava l’uscita dei carichi illeciti. Oltre alla cocaina, il gruppo trafficava anche in hashish e marijuana: le indagini hanno portato al sequestro di circa 7 chili di hashish e 7,5 chili di marijuana.

Struttura e ramificazioni del sodalizio

Gli investigatori descrivono il gruppo come una struttura familiare e gerarchica, con i Memoli ai vertici e una rete di gregari e collaboratori fidati. Le indagini dei Carabinieri, partite alla fine del 2021, hanno evidenziato rapporti con fornitori esteri di primissimo piano nel narcotraffico e una rete di distribuzione che andava oltre la Campania. Secondo l’accusa, attraverso Garripoli il gruppo avrebbe raggiunto la Basilicata, mentre con Stornante si sarebbe consolidato il canale verso la Puglia, senza trascurare le attività sul territorio salernitano.

Agli imputati, difesi dagli avvocati Stefania Pierro, Pierluigi Spadafora, Marco Martello e Danilo Laurino, vengono contestati reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish) a vari reati connessi all’importazione e alla cessione delle sostanze.