«Ero certa di morire. Quando mi ha legato la corda al collo ho perso i sensi e non avevo più fiato». Sono parole che scuotono, che raccontano l’orrore vissuto da una donna di 53 anni aggredita e violentata lo scorso 19 agosto lungo una pista ciclabile all’altezza di San Damaso, nel Modenese. Una violenza brutale, avvenuta in pieno giorno, che ha trasformato una normale uscita in bicicletta in un incubo senza fine.
Violenza sulla pista ciclabile: l’aggressione in pieno giorno
La donna, che chiameremo con il nome di fantasia Patrizia per tutelarne l’identità, stava percorrendo il suo abituale tragitto quando ha incrociato un giovane. «Stavo facendo il mio solito giro in bicicletta. Questo ragazzo mi ha superato, poi è sbucato da un cespuglio e mi ha fatto cadere con una spallata». Da quel momento, la situazione è precipitata.
L’aggressore si è avventato su di lei, immobilizzandola con violenza. «Si è avvinghiato su di me, con le mani al collo e un ginocchio sul petto. Mi ha fatto perdere i sensi». Un’aggressione improvvisa, senza alcun segnale premonitore, che ha lasciato la vittima senza possibilità di difesa.
«Mi doveva ammazzare»: il racconto dell’orrore
Il momento più drammatico è arrivato poco dopo, quando l’uomo ha tentato di ucciderla. «Mi ha stretto una corda al collo dicendo che mi doveva ammazzare perché lo avevo visto in faccia». La donna ha raccontato di aver perso i sensi per alcuni istanti, incapace di respirare.
Le conseguenze fisiche sono state gravissime. «Mi ha lacerato le corde vocali e mi ha spostato un osso del collo». Solo un momento di distrazione dell’aggressore le ha permesso di reagire e fuggire, riuscendo a chiedere aiuto e salvarsi.
L’arresto del giovane e le accuse
L’aggressore è stato identificato e arrestato. Si tratta di un giovane, che compirà 20 anni a maggio, già sospettato di altri episodi simili.
Secondo gli inquirenti, sarebbe responsabile di:
- violenza sessuale pluriaggravata
- rapina aggravata
- lesioni aggravate
Inoltre, è indagato per altre due tentate violenze ai danni di donne di 55 e 60 anni, avvenute nei mesi precedenti.
Le indagini della squadra mobile di Modena sono state fondamentali per ricostruire i fatti, anche grazie all’identikit dettagliato fornito dalla vittima.
«La mia vita è diventata un incubo»
Dopo l’aggressione, la vita della donna è cambiata radicalmente.
«Sono sempre andata a correre, non mi ero mai sentita in pericolo. Dal 19 agosto la mia vita è un incubo».
La vittima racconta di soffrire di ansia e attacchi di panico, con difficoltà a dormire e a uscire da sola.
«Mi sveglio di notte in preda al panico. Dormo pochissimo».
Attualmente è seguita da due psicoterapeuti, in un percorso lungo e complesso di recupero.
Le conseguenze: lavoro perso e paura quotidiana
Oltre ai traumi fisici e psicologici, la donna ha dovuto affrontare anche difficoltà lavorative. A causa della lunga malattia, ha perso il lavoro, nonostante avesse spiegato ai suoi responsabili quanto accaduto. Un ulteriore colpo che rende ancora più difficile il ritorno alla normalità.
«Non vado più a correre e ho il terrore di girare da sola». Solo dopo l’arresto del presunto aggressore, avvenuto a ottobre, ha iniziato a sentirsi leggermente più sicura.
Il processo e la richiesta di giustizia
A breve inizierà il processo nei confronti del giovane, che dovrà rispondere di accuse gravissime per la donna aggredita e violentata.
La vittima guarda alla giustizia senza rabbia, ma con una richiesta chiara. «Mi aspetto una sentenza congrua. Non provo rancore, non mi aiuterebbe». Un approccio lucido, che racconta la forza di una donna che, nonostante tutto, cerca di andare avanti.
Il messaggio alle donne: «Denunciate sempre»
Nonostante il dolore, Patrizia ha scelto di raccontare la sua storia per aiutare altre donne.
«Denunciate sempre e abbiate fiducia nelle forze dell’ordine».
Un messaggio forte, che invita a non restare in silenzio e a rompere il muro della paura.
Sicurezza e violenza: un tema sempre più urgente
L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza negli spazi pubblici e sulla violenza contro le donne.
Una violenza che può colpire ovunque, anche in luoghi considerati sicuri come una pista ciclabile, in pieno giorno.
Il caso del Modenese evidenzia la necessità di:
- maggiore prevenzione
- controlli sul territorio
- tutela delle vittime
- supporto psicologico e sociale
Donna Aggredita e Violentata, riflettiamo…
Quella del 19 agosto non è solo una storia di violenza, ma anche di sopravvivenza e coraggio.
Una donna che ha rischiato di morire, ma che ha trovato la forza di raccontare e denunciare.
La sua voce oggi diventa un monito: non girarsi dall’altra parte, non restare in silenzio.
Perché denunciare può salvare vite.
FAQ – Violenza sulle donne
Cosa fare in caso di aggressione?
Contattare immediatamente le forze dell’ordine e cercare un luogo sicuro.
È importante denunciare?
Sì, la denuncia è fondamentale per fermare l’aggressore e proteggere altre persone.
Esistono servizi di supporto?
Sì, centri antiviolenza e supporto psicologico sono disponibili su tutto il territorio.

