L’attentato a Rosario Rega e Luigi Coppola potrebbe essere legato all’incendio di un autocarro di proprietà di una delle due persone, al momento sottoposta a fermo nel carcere di Fuorni. E’ quanto avrebbe ricostruito il sostituto procuratore Daria Mafalda Cioncada, verbalizzando – grazie ai carabinieri di Nocera Inferiore – le testimonianze delle due vittime, ancora in ospedale a seguito dei colpi ricevuti sabato pomeriggio in via Madonna delle Grazie. Al momento, A.P. è il giovane incensurato, operaio, sottoposto a fermo dal pubblico ministero. Il suo nome, così come quello di suo padre, emerge dalle indagini svolte dai militari e che riconducono quella punizione – ma non si esclude che i due attentatori volessero uccidere – alla distruzione di un furgone di proprietà di A.P. Nella giornata di oggi, il gip Luigi Levita deciderà se convalidare o meno il fermo nei confronti del giovane. Il secondo indagato invece, padre dello stesso, sarebbe al momento irreperibile. Ai due profili, i carabinieri ci sarebbero arrivati grazie ad un riconoscimento fotografico e alla comparazione degli stessi con i video acquisiti sul luogo della sparatoria. Le conferme, in tal senso, le avrebbero fornite proprio le due vittime
Entrambi sono stati colpiti alle gambe, con Rega che è riuscito a scampare alla morte. Uno dei due uomini armati, infatti, lo ha inseguito fino all’ingresso della pasticceria adiacente all’ufficio postale, dove lo stesso stava per effettuare un prelievo. L’altro invece, Coppola, è rimasto per strada, sofferente, senza che i due decidessero di farlo fuori. Entrambi vantano diversi precedenti penali. Il commando armato avrebbe prima effettuato diversi giri perlustrativi, accertandosi che gli obiettivi fossero presenti sul posto.
Sia Rega che Coppola vantano precedenti penali. Il primo per furto, rapina e porto di detenzione di armi, il secondo invece per maltrattamenti.
Il movente dell’attentato sarebbe legato tuttavia alla distruzione tramite incendio di questo autocarro, di proprietà di uno degli indagati. Stando ai primi commenti degli avvocati difensori Luigi Calabrese e Michele Avino, la circostanza sarebbe priva di fondamento. Le due persone sottoposte ad indagini avrebbero infatti una semplice rimessa per veicoli industriali. Ma non un autocarro. L’incendio appiccato al mezzo avrebbe – stando all’ipotesi investigativa – obbligato i due attentatori a vendicarsi, esplodendo più di un colpo all’indirizzo dei due 35enni di Angri. Le indagini proseguono

