Dieta Mediterranea, 15 anni di patrimonio UNESCO

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Cosa mangiare per rimettersi in forma dopo le feste?

Amendolara: “Solo il 5% degli italiani la segue davvero. È tempo di una nuova consapevolezza”

Quindici anni dopo il riconoscimento UNESCO, la Dieta Mediterranea torna al centro del dibattito internazionale come modello di salute, sostenibilità e identità culturale. A ricordarlo è Vito Amendolara, presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea, che sottolinea come le scelte alimentari quotidiane non siano mai neutre, ma influenzino direttamente benessere, ambiente e qualità della vita delle future generazioni.

Il nuovo rapporto Eat-Lancet 2025, realizzato da una commissione di 70 esperti provenienti da 35 Paesi, conferma che i modelli alimentari equilibrati, radicati nella cultura e rispettosi degli ecosistemi, rappresentano l’unica strada possibile per garantire salute pubblica e sostenibilità. Un quadro che coincide perfettamente con i principi della Dieta Mediterranea, inserita il 16 novembre 2010 nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità come stile di vita completo, capace di integrare alimentazione, convivialità, biodiversità e cura dell’ambiente.

Amendolara evidenzia come, nonostante il prestigio internazionale, proprio in Italia questo patrimonio sia oggi seguito integralmente soltanto dal 5% degli adulti. Un dato che stride con gli allarmi sul crescente consumo di cibi ultraprocessati, responsabili dell’aumento del rischio di obesità infantile e di un generale peggioramento della qualità nutrizionale. In un mondo che corre sempre più veloce e che globalizza abitudini e prodotti, lo stile mediterraneo appare paradossalmente più attuale che mai: un equilibrio tra stagionalità, prodotti vegetali, pesce, attività fisica quotidiana e sobrietà.

Il presidente dell’Osservatorio ricorda che cereali integrali, verdura, frutta, legumi, olio extravergine, pesce e un consumo moderato di latticini e carni rappresentano la base del modello alimentare che molti ricercatori definiscono oggi “dieta planetaria”. Secondo il rapporto Eat-Lancet, se adottata a livello globale, questa impostazione potrebbe evitare circa 15 milioni di morti premature all’anno e dimezzare le emissioni di gas serra legate ai sistemi alimentari.

Per Amendolara, lo scenario tracciato dagli esperti rispecchia fedelmente la realtà italiana, dove il rischio è quello di perdere un patrimonio culturale e salutare riconosciuto in tutto il mondo. Da qui il richiamo a un impegno collettivo che coinvolga famiglie, scuole e comunità, affinché la Dieta Mediterranea torni a occupare il ruolo centrale che le spetta nelle scelte quotidiane.

Nel quindicesimo anniversario del riconoscimento UNESCO, l’Osservatorio lancia un messaggio chiaro: servono consapevolezza, responsabilità e un rinnovato protagonismo per restituire valore a uno stile di vita capace di unire salute, tradizione e futuro.