Diego Di Domenico: un uomo in cura, una tragedia improvvisa

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Diego Di Domenico: un uomo in cura, una tragedia improvvisa

Diego Di Domenico: un uomo in cura, una tragedia improvvisa

C’è una verità che fa più paura di tutte le altre, quando una tragedia esplode senza preavviso: non sempre lascia segnali evidenti. La storia di Diego Di Domenico nasce e finisce così, nel silenzio. Un silenzio che oggi pesa su Cava de’ Tirreni come una coperta troppo spessa, difficile da sollevare. Era seguito dal Dipartimento di salute mentale della Asl di Salerno. Nessun biglietto. Nessuna spiegazione. Solo una sequenza di fatti che hanno distrutto una famiglia e scosso un’intera città.

Anna Tagliaferri è morta a coltellate. Lui, subito dopo, si è tolto la vita. In mezzo, una madre ferita, sopravvissuta per raccontare quando potrà. E una comunità che prova a ricostruire ciò che non torna.

Un uomo in cura, una tragedia improvvisa

Diego Di Domenico aveva quarant’anni ed era in cura presso il Dipartimento di salute mentale della Asl di Salerno. Un dettaglio che oggi viene letto e riletto, analizzato, discusso. Ma che da solo non spiega nulla. Perché, almeno fino a ieri, nulla lasciava immaginare un epilogo simile. Dalle indagini non sono emerse denunce da parte di Anna Tagliaferri. Nessuna segnalazione ufficiale. Nessun intervento delle forze dell’ordine per episodi di violenza domestica. Anche amici e conoscenti non hanno mai riferito di litigi, aggressioni, situazioni fuori controllo. La coppia, all’esterno, appariva normale. Come tante. Ed è proprio questa normalità apparente a rendere la vicenda ancora più destabilizzante.

Dentro casa, il punto di non ritorno

Il giorno dell’omicidio non aveva nulla di diverso dagli altri. Nessun evento straordinario. Nessuna lite pubblica. Poi, dentro casa, qualcosa si spezza. Diego Di Domenico colpisce Anna Tagliaferri con una serie di coltellate. La madre di lei, 75 anni, assiste alla scena. Prova a intervenire. Si mette in mezzo. Viene ferita anche lei.

Non muore. Le sue condizioni migliorano. È ricoverata, operata, fuori pericolo di vita. Ma il prezzo che paga è enorme: è l’unica testimone diretta di ciò che è accaduto davvero. Gli inquirenti attendono di poterla ascoltare, quando le sue condizioni lo permetteranno. È da lì che passerà gran parte della ricostruzione.

Il gesto finale

Dopo l’aggressione, Diego Di Domenico non tenta la fuga. Non scappa. Non cerca di nascondersi. Sale sul tetto dell’abitazione. E si lancia nel vuoto. Muore sul colpo.

Un gesto estremo che chiude ogni possibilità di confronto diretto, di spiegazione, di chiarimento. In casa non viene trovato alcun biglietto. Nessuna lettera. Nessuna frase scritta che possa aiutare a capire il perché.

Resta solo una sequenza di atti definitivi, che non ammettono repliche.

Diego Di Domenico: una storia che affonda nel passato

C’è un dettaglio che emerge e che aggiunge un ulteriore strato di inquietudine alla vicenda: diversi anni fa anche il padre di Diego Di Domenico si era suicidato, lanciandosi da un balcone. Una coincidenza che pesa, ma che non può diventare una spiegazione automatica. È una linea familiare spezzata due volte, in modo violento, che oggi viene riletta alla luce di quanto accaduto. Senza semplificazioni. Senza scorciatoie. Perché ridurre tutto a un destino scritto sarebbe il modo più comodo per non guardare la complessità.

Nessun allarme, nessun segnale

Il punto più difficile da accettare è questo: nessuno si aspettava una tragedia del genere. Lo ha detto il sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, spiegando di non aver ancora fatto visita alla madre di Anna ma di sapere che fisicamente sta meglio. Ha parlato con uno dei fratelli di Anna e il senso era uno solo: incredulità totale. Nessuno aveva percepito pericoli imminenti. Nessuno aveva raccolto richieste d’aiuto. Nessuno aveva visto arrivare l’onda. E quando una tragedia arriva così, senza rumore, lascia una scia di domande ancora più lunga.