Detenuto in rianimazione, parla la mamma: “Negligenza da parte degli operatori sanitari del penitenziario. Se non ci fossi stata, sarebbe morto”

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Il 17enne originario di Secondigliano è ora al presidio ospedaliero “San Filippo Neri”. La madre guarda il figlio tramite un pannello di vetro e ci racconta la triste vicenda che vede come protagonista l’Istituto penale maschile e femminile per minorenni Casal del Marmo di Roma.

Di Marco Visconti

Un dramma che scuote le coscienze e accende una luce su gravi negligenze all’interno di uno degli istituti penitenziari minorili più discussi d’Italia. È la storia di G., un ragazzo di diciassette anni e originario di Secondigliano, è detenuto nel famigerato Istituto penale maschile e femminile per minorenni Casal del Marmo di Roma, che si trova attualmente in rianimazione dopo aver sofferto di gravi condizioni di salute, a causa di un importante malore all’intestino che, secondo sua madre, sarebbe stato ignorato e sottovalutato dagli operatori sanitari della struttura.

G., è in carcere da due anni, dopo essere stato condannato per aver accoltellato alla spalla un ragazzo in seguito a una minaccia di morte da parte di quest’ultimo. La sentenza di 14 anni di reclusione ha previsto dei benefici per buona condotta, che gli hanno permesso di essere trasferito all’Istituto penitenziario minorile di Ariola (Benevento), dove, stando alle parole della madre, il ragazzo aveva ricevuto adeguate cure e attenzione. Le cose sono cambiate quando, a seguito di una rissa tra gruppi di detenuti, rispettivamente tra napoletani e stranieri di cui G., ha partecipato,  è stato trasferito al carcere di Casal del Marmo, dove, racconta la mamma, il giovane c’è già stato e ha subito in precedenza violenze da parte di altri detenuti più grandi. La sua situazione, già fragile, è ulteriormente peggiorata in una struttura che, secondo quanto denuncia la madre, è priva di adeguati percorsi riabilitativi e di cure mediche. “I detenuti vengono isolati, non hanno le dovute cure mediche e non seguono effettivi percorsi di riabilitazione“, afferma con dolore la signora G.L.

Casal del Marmo Ph Antigone copyright

La situazione è diventata critica quando G., ha tentato il suicidio, forse non voleva rivedere quell’immagine di dolore vissuta nei mesi precedenti. Dunque, il 17enne ha  ingerito pezzi di stoffa. Nonostante i segnali d’allarme, gli operatori non avrebbero preso sul serio il gesto del ragazzo, e solo dopo aver inghiottito il materiale, il giovane ha cominciato a vomitare liquido verde. La mamma si è subito recata al carcere per un colloquio col figlio. Tuttavia, nonostante la gravità della situazione, le rassicurazioni telefoniche degli operatori sanitari erano tutt’altro che veritiere. “Mi hanno detto che G. stava bene, che era osservato e che il problema era trattabile. Ma non era vero”, racconta la madre.

Il colpo di grazia è arrivato quando, dopo 11 giorni di agonia, G. è stato finalmente trasferito d’urgenza all’ospedale “San Filippo Neri” di Casal Del Marmo. La signora G.L. ammette, con profonda angoscia: “Se non fossi andata a far visita a mio figlio, probabilmente lo avrei ritrovato in una bara”. Al “San Filippo Neri“, i medici hanno dovuto rimuovere tre pezzi di intestino dal ragazzo, che ha subito interventi chirurgici urgenti. “È stato 3 giorni con la pancia aperta”, racconta la madre, visibilmente distrutta. G., adesso in rianimazione, è in un delicato stato di salute. La madre ha promesso di denunciare ogni singolo operatore sanitario e di sorveglianza che ha avuto in gestione il caso del figlio. “Andranno tutti sotto inchiesta“, ha concluso con fermezza, sottolineando che non vi è alcuna umanità in una struttura penitenziaria che dovrebbe riabilitare, ma che sembra essere lontana anni luce dal suo scopo educativo.

Presidio ospedaliero San Filippo Neri.

Le condizioni disumane di Casal del Marmo

Questa vicenda si inserisce in un quadro ben più ampio di denunce e segnalazioni riguardanti l’Istituto penale maschile e femminile per minorenni Casal del Marmo. Nel 2024, la giornalista Gaia Tortora ha sollevato l’ennesima polemica sulle condizioni disumane dei detenuti in questa struttura, segnalando anche un appello diretto a papa Francesco. Il Papa, rispondendo a Tortora, ha scritto parole forti e commoventi: “Quelle parole ‘manca l’umanità’ ci fanno riflettere. Quel ‘Casal del Marmo esplode’ fa soffrire”. Un messaggio che ha messo in luce le problematiche della struttura penitenziaria, già descritte come un luogo dove la violenza, la mancanza di risorse e l’assenza di un effettivo percorso riabilitativo sono il pane quotidiano per molti giovani detenuti.

Un sistema penitenziario da riformare

Il caso di G. riporta all’attenzione la drammatica situazione delle carceri italiane, in particolare quelle minorili, dove non sempre vengono garantiti i diritti e la sicurezza dei detenuti. Le denunce di negligenza e l’assenza di trattamenti adeguati sono una costante, che deve spingere le istituzioni a intervenire con urgenza. La giustizia penale non può basarsi solo sulla punizione, ma deve prevedere anche la riabilitazione e la cura di chi sta pagando il proprio errore, senza mai dimenticare la dignità umana. La storia di G., che potrebbe finire in tragedia se non fosse stato per l’intervento tempestivo della madre, è solo un altro capitolo di una lunga serie di episodi che chiedono una riflessione profonda sul sistema carcerario italiano, che necessita di una riforma radicale per diventare veramente educativo, umano e giusto.