Enza Dipino è innocente. Non è stata lei ad uccidere Patrizia Attruia. A sostenerlo con vigore, ieri, in Corte d’Assise, i difensori della donna di Ravello, Marcello Giani e Stefania Forlani, dopo la richiesta d’ergastolo da parte del Pubblico Ministero Cristina Giusti. Presente in aula l’imputata, accompagnata dalle guardie carcerarie, seduta di fianco ai suoi legali.
Nel corso della loro precisa disquisizione i due legali, alternandosi, ricostruiscono tutte le fasi del caso e del processo, viziati da grossolani errori in fase d’indagine. A partire dalla cancellazione del capitolo benzodiazepine, i tranquillanti che la Dipino avrebbe (stando alle tesi della pubblica accusa) con astuzia somministrato alla vittima per stordirla e ucciderla. Questo le sarebbe valso l’appellativo di “spietata calcolatrice”. Aria fritta dopo la perizia del nuovo medico legale nominato dal Pm, l’anatomopatologo Giovanni Arcudi. E poi la questione delle mani al collo, chiarita in via definitiva dallo stesso Arcudi che aveva chiarito anche le cause della morte della Attruia, avvenuta a seguito di una violenta aggressione, con arresto cardiaco causato da un riflesso nervoso e non per strangolamento o strozzamento digitale. La colluttazione, verosimilmente con pugni e calci avvenuta nell’appartamento di Via San Cosma nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2015, sicuramente dopo le 22 e 40, è proseguita con una compressione sulla parte anteriore del collo, fatta con un mezzo contundente, come un bastone.

