Delitto Garlasco: analisi sul fazzoletto appallottolato
Ci sono nuovi elementi nel dibattito sul delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni. A riportarli all’attenzione dell’opinione pubblica è stata la trasmissione Mattino 5, che ha rilanciato un dettaglio presente fin dall’inizio sulla scena del crimine ma rimasto, secondo quanto emerso, privo di analisi scientifiche: un fazzoletto di carta appallottolato, rinvenuto sul tavolo dell’abitazione di Chiara Poggi.
Il fazzoletto mai analizzato nella casa di Chiara Poggi
Il fazzoletto, collocato in un angolo del tavolo, non sarebbe mai stato sottoposto ad accertamenti, così come altri pallini di carta presenti nell’abitazione. Un particolare che oggi viene indicato come potenzialmente rilevante e che riaccende le critiche sulla gestione iniziale delle indagini e sulla tutela della scena del crimine.
A sollevare il tema è stato l’avvocato Antonio De Rensis, legale dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, che ha sottolineato come quegli elementi potessero offrire risposte importanti. «Come i pallini di carta – ha dichiarato – che sono certamente, come ha detto compiutamente il professor Fabbri, opera di un essere umano. Io credo che, se fossero stati analizzati, ci avrebbero detto qualcosa. Ma come sappiamo ci sono indagini che includono e indagini che escludono». Parole che si inseriscono in un filone critico ormai consolidato sull’impostazione delle indagini iniziali.
Delitto Garlasco: i dubbi sul bagno e sull’ipotesi del lavaggio
A rafforzare le perplessità è intervenuto anche il genetista Matteo Fabbri, sempre nel corso della trasmissione televisiva. L’esperto ha puntato l’attenzione sul bagno dell’abitazione Poggi, mettendo in discussione l’ipotesi di un lavaggio accurato dopo il delitto.
«Se lo leggiamo con un rigore tecnico-scientifico, non di parte, non da tifoso – ha spiegato – come faccio ad essermi lavato in quel lavandino in maniera accurata?». Secondo Fabbri, diversi elementi risulterebbero difficilmente compatibili con una pulizia approfondita avvenuta subito dopo l’omicidio.
Il lavandino, infatti, presenterebbe formazioni pilifere, incrostazioni d’acqua sulla leva del miscelatore e sul miscelatore stesso, oltre alla presenza di più impronte sul dispenser del sapone. Dettagli che, secondo il genetista, meritavano una valutazione più rigorosa dal punto di vista tecnico-scientifico.
Un caso che continua a far discutere
Il delitto di Garlasco continua così a essere al centro di interrogativi irrisolti e controversie investigative. Elementi apparentemente marginali, come un fazzoletto di carta o lo stato di un lavandino, tornano oggi al centro del confronto pubblico, alimentando il dibattito su ciò che è stato fatto e su ciò che, forse, è stato trascurato nelle prime fasi dell’inchiesta.

