Daniela Ugliano, candidata al consiglio regionale per la Campania con Fratelli d’Italia, nella lista “Giorgia Meloni per Cirielli”, ha raccontato il suo percorso, per spiegare come la sanità sia uno dei problemi da affrontare con priorità nella Regione.
Lei ha aperto il suo intervento parlando di “spunti di riflessione” e accennando alla sua storia personale. Perché ha deciso di raccontarla?
«Perché credo che comprendere il mio percorso possa aiutare a capire alcuni nodi fondamentali del sistema regionale. Mi sono laureata in Medicina a 24 anni, mi sono specializzata a 28 e ho scelto con convinzione la Sanità Pubblica, completando anche un Master in Management. Ero pronta a lavorare, ma nel 2010 arrivò il blocco della sanità in Campania. Dopo 11 anni di studi, ho dovuto aspettare fino ai 44 anni per sostenere il mio primo concorso e diventare dirigente. Ho fatto una scelta: restare nella mia terra, nonostante molti mi suggerissero di cercare lavoro altrove.»
Da questa esperienza personale nasce una riflessione sulle nuove generazioni?
«Sì. Mi chiedo: perché i nostri figli devono essere costretti ad andare via? Perché non riusciamo a offrire loro ciò che meritano? I percorsi formativi dovrebbero essere collegati al mondo del lavoro, perché non possiamo preparare giovani competenti che poi sono costretti a trovare opportunità fuori regione.»
Tra i temi che ha affrontato, c’è quello dei trasporti, che lei ha collegato direttamente allo studio e alla qualità della vita.
«Un ragazzo che vuole studiare in Campania affronta un percorso complicato: per un’ora di lezione spesso deve viaggiare due ore. I trasporti sono carenti, poco sicuri e frequentemente interrotti. Chi può permetterselo usa mezzi privati, aumentando traffico e inquinamento, mentre una regione moderna dovrebbe puntare sulla sostenibilità.»
Lei ha ricoperto anche ruoli amministrativi nell’ambito ambientale. Qual è la situazione oggi?
«Sono stata assessore all’Ambiente nel mio Comune. È una delega complessa, tra gestione dei rifiuti e tutela dei corsi d’acqua. Nel 2013 avevamo una percentuale di raccolta differenziata più alta di oggi: significa che siamo peggiorati.
Per quanto riguarda il fiume Sarno, del progetto di risanamento è stato realizzato circa il 10%. Ci sono interventi idrogeologici programmati in passato che non sono stati completati, e ogni volta che piove il territorio va in difficoltà.
Sappiamo da dove arriva l’inquinamento e come si genera, ma manca un sistema di controlli costanti. Una task force, simile a quella utilizzata per la Terra dei Fuochi, potrebbe essere uno strumento utile.»
Ha parlato anche dei costi dei rifiuti. Qual è il problema principale secondo lei?
«Paghiamo una delle TARI più alte d’Italia. Il motivo è semplice: la Regione non riesce a smaltire i propri rifiuti. La frazione organica viene inviata fuori regione o all’estero, perché mancano impianti adeguati. Eppure esisteva un piano regionale che prevedeva nuovi impianti. Non è stato completato.»
Passiamo alla sanità, un tema centrale del suo intervento. Quali sono le criticità principali che ha evidenziato?
«Si parla molto dell’uscita dal piano di rientro, ma raramente si ricorda perché ci siamo entrati. Le liste d’attesa sono molto lunghe e questo non dipende solo dalla mancanza di medici, ma anche da procedure lente.
Per molti pazienti con patologie croniche non servono visite ripetute: basterebbe aggiornare piani terapeutici già definiti.
Per i bambini con disturbi neuropsichiatrici le famiglie aspettano anche un anno per un primo inquadramento.
In Campania l’85% delle prestazioni è erogato da privati accreditati. Ci si chiede allora che fine abbiano fatto investimenti previsti, ad esempio quelli legati a strutture territoriali come Case di Comunità, Ospedali di Comunità o alla telemedicina.»
Ha parlato anche di emergenza territoriale. Qual è la situazione nella sua zona?
«La rete emergenziale incontra molte difficoltà. In un territorio con più di 50.000 abitanti, un’ambulanza impiega anche mezz’ora per arrivare sul posto.
Non serve necessariamente un grande ospedale, ma un punto di primo intervento capace di stabilizzare un paziente prima del trasferimento.
Riguardo all’ospedale di Scafati, l’edificio era strutturalmente adeguato, non era quello messo peggio. Eppure è stato chiuso.»
Un altro tema affrontato è quello degli anziani e delle RSA.
«Siamo un Paese che invecchia, ma nel nostro territorio mancano RSA accreditate, anche per carenza di controlli adeguati. Questo porta gli anziani a rimanere totalmente a carico delle famiglie, che spesso non riescono a sostenere tutto il peso dell’assistenza.
Serve integrare rete sanitaria e rete sociale, valorizzare le figure professionali esistenti, come gli infermieri, e sostenere concretamente i caregiver.»

