Dalla guerra alla prima doppietta in Serie B: Pagliuca trova subito il nuovo Adorante

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Guido Pagliuca
mn24.it

Quando un amore giunge a termine, dopo due anni intensi, ricchi di soddisfazioni ed esperienze incredibili, lo sguardo volto verso lo storico ex non può che non essere voltato di tanto in tanto. Per questo motivo una piccola cittadina della Toscana da quest’anno potrà contare su una mole maggiore di tifosi, almeno per 36 partite su 38.

Quello che si è instaurato tra Guido Pagliuca e Castellammare è un amore viscerale, che contratti e nuove esperienze non potranno scalfire: troppo forte il legame tra Guido e la Sud, tra la famiglia Pagliuca e il tessuto cittadino per non buttare, di tanto in tanto, un occhio a quello che accade a Empoli.

E quello che è successo alla prima giornata di Serie B è già storia: minuto 28, Stiven Shpendi esce per infortunio, al suo posto entra un ragazzone di 193 cm, capelli biondo cenere e la 77 dietro la schiena.

Si chiama Bogdan Popov, è in Italia da 3 anni ed è nato a Nizhyn, centosedici chilometri da Kiev. Le cronache riferiscono che sia scappato dall’Ucraina a causa delle bombe di Mosca e abbia trovato asilo in una casa famiglia in provincia di Massa. Non parla italiano ma per integrarsi gli bastano tre cose: un pallone e i suoi piedi. E i piedi, il giovane Bogdan, li usa benissimo, tanto da meritarsi la chiamata del settore giovanile dell’Empoli, uno dei migliori del nostro panorama calcistico.

Il presidente Corsi si innamora della sua storia e del suo talento, lo coccola, lo sprona e lo aiuta a ricongiungersi la sua famiglia in Italia. Da quel giorno Popov non si è più fermato: lo scorso anno doppia cifra in Primavera, quest’anno Guido Pagliuca lo aggrega alla prima squadra e lo fa esordire in Coppa Italia.

Torniamo a dove ci eravamo interrotti: minuto 28, esce Shpendi, entra Popov. Minuto 41: calcio d’angolo per l’Empoli, mischia in area e destro di Popov a sfondare la rete, toscani in vantaggio. Minuto 66, cross dalla destra, volo d’angelo di vanpersiana memoria e 3-1 Empoli. Ancora Bogdan Popov. Non sappiamo se sia nata una stella, sappiamo che la vita gli ha dato una chance e Bogdan l’ha presa con tutta la forza che aveva.

Popov Libero, una leggenda dietro cognome del giovane ucraino

Popov è uno dei cognomi più diffusi nel mondo dell’ex URSS, paragonabile al nostro Rossi. Letteralmente significa “figlio del prete”, niente di sconvolgente visto che i preti Ortodossi possono sposarsi e avere figli tranquillamente.

Dietro al cognome Popov gira anche una storiella, usata spesso per beffarsi della propaganda sovietica: l’operaio Popov, infaticabile compagno, vinse il premio Stachanov, il minatore sovietico celebre per la sua eccezionale dedizione al lavoro. Come ricompensa, a Popov fu concesso di viaggiare per i Paesi del patto di Varsavia e di inviare cartoline. «Saluti da Praga libera, Popov», fu la prima; «Saluti da Varsavia libera, Popov», la seconda; «Saluti da Bucarest libera, Popov», la terza; «Saluti da Sofia libera, Popov», l’ultima.

Entusiasmo tra gli apparatcik comunisti, le cartoline erano la conferma ufficiale che nei Paesi comunisti regnasse la libertà a dispetto della propaganda occidentale. Tuttavia, per oltre una settimana non ne vennero recapitate altre, finché ne arrivò una con l’immagine del Big Ben e questo messaggio: «Saluti da Londra, Popov libero!».