Custodivano la “cassa” del clan Lo Russo: due fiancheggiatori in manette

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Avevano aiutato un boss della camorra a nascondere la “cassa” del clan. Due uomini sono stati arrestati dagli agenti della Dia di Napoli, con l’accusa di favoreggiamento aggravato e interposizione fittizia di beni.

Le misure cautelari riguardano il 56enne B.P., detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, e il 46enne M.D.N., ristretto arresti domiciliari.

Il più anziano è ritenuto responsabile di favoreggiamento aggravato nei confronti di Antonio Lo Russo, boss dell’omonimo clan e oggi collaboratore di giustizia: durante il periodo della latitanza del capoclan dal maggio 2010 all’aprile 2014, avrebbe avuto da questi 500mila euro – «consapevole che si trattasse di parte della cassa del clan» -, utili a fronteggiare i rischi di sequestro beni.

B.P. avrebbe impiegato M.D.N. come prestanome, attribuendogli fittiziamente la titolarità della società cui è riconducibile il ristorante “Villa delle Ninfe” di Pozzuoli. La gestione del ristorante, formalmente con un contratto di fitto d’azienda da una società, era sempre stata di B.P. anche durante un periodo di detenzione.

Non si tratta del primo provvedimento nei confronti della famiglia del 56enne. A luglio 2017 sempre la Dia ha dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni mobili, immobili – tra i quali anche il ristorante “Villa delle Ninfe” – e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro. B.P. è stato condannato per riciclaggio di denaro “sporco” in ristoranti, non solo napoletani, dopo una inchiesta che coinvolse anche l’ex capo della Squadra Mobile di Napoli poi assolto con formula piena.