Curaçao ai Mondiali: è la Nazione più piccola a partecipare

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Curaçao ha scritto una pagina che resterà impressa per sempre nella geografia del calcio mondiale. Lo 0-0 ottenuto a Kingston contro la Giamaica non è stato soltanto un pareggio di sofferenza: è diventato il risultato che consegna all’isola caraibica la prima qualificazione della sua storia alla fase finale della Coppa del Mondo. Un traguardo che assume dimensioni quasi epiche se si considera un dato: con i suoi 156.115 abitanti, Curaçao diventa la nazione più piccola di sempre a qualificarsi a un Mondiale, scalzando il primato dell’Islanda del 2018.

È stata una notte in cui il calcio ha mostrato, ancora una volta, la sua capacità di andare oltre ogni logica. Curaçao ha chiuso il Gruppo B della Concacaf al primo posto, senza sconfitte, resistendo all’assalto finale della Giamaica come una squadra esperta, abituata a gestire la pressione. Il secondo tempo, interminabile, ha sfiorato l’assurdo: cinquantasei minuti effettivi, due legni colpiti dai Reggae Boyz e una serie di mischie che hanno tenuto un’intera nazione con il fiato sospeso. Ma la linea difensiva caraibica ha retto, centimetro dopo centimetro, fino al fischio finale che ha fatto esplodere l’isola.

Tutto questo, paradossalmente, senza il suo condottiero in panchina. Dick Advocaat, il 78enne che ha legato il suo nome a una carriera sterminata, è rientrato nei Paesi Bassi per motivi familiari e ha vissuto la partita da lontano. Nonostante l’assenza fisica, la sua impronta sulla squadra è evidente. La prossima estate, quando in Nord America si giocherà il Mondiale, sarà lui a diventare l’allenatore più anziano di sempre a guidare una nazionale nella fase finale. Una storia nella storia.

Il segreto di Curaçao, guardando più a fondo, è l’anima olandese del suo gruppo. Molti dei convocati militano nella Eredivisie o nelle categorie professionistiche dei Paesi Bassi. Il leader difensivo è Armando Obispo del PSV, mentre tra i profili più riconoscibili spunta anche Livano Comenencia, che ha lasciato la Juventus Next Gen l’estate scorsa dopo due stagioni. È un mix particolare: un piccolo paese, una diaspora calcistica ampia e una federazione che negli ultimi anni ha investito per creare un’identità riconoscibile.

Nella notte che ha regalato a Curaçao il suo sogno mondiale, anche Panama e Haiti hanno conquistato il pass. Per gli haitiani, si tratta di un ritorno atteso cinquantadue anni. Segnali di quanto il movimento caraibico, lentamente ma inesorabilmente, stia trovando continuità e slancio all’interno del panorama Concacaf.

L’impresa di Curaçao rimarrà però l’immagine simbolo di questa tornata di qualificazioni. Un’isola che, per dimensioni e storia, sembrava destinata a recitare un ruolo di secondo piano si è invece presa il centro della scena. E mentre i tifosi continuano a festeggiare, resta un pensiero semplice ma potente: a volte basta una partita perfetta, o quasi, per cambiare la storia di un intero paese.