CRISTO SI FERMO’ A EBOLI. CONTE, DETTO GIUSEPPI, E’ ARRIVATO A VALLO

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L’avvocato del popolo ha fatto più o meno come Levi. Conte, detto Giuseppi da Trump, stasera è stato in visita a Vallo della Lucania. Visita al reparto di pediatria del Presidio Ospedaliero San Luca. Poi l’intervento al convegno “Manifesto per il Mezzogiorno”, al Teatro Auditorium “Leo de Berardinis”. Due appuntamenti diversi, scelti minuziosamente, danno il senso dello statista o aspirante tale di nuovo conio. Farsi vedere nel luogo della sofferenza ma anche dove si attendono risposte sempre urgenti a determinate domande in materia di sanità. Prendere parte, in luogo intitolato ad un grande innovatore cilentano del teatro italiano – troppo presto scomparso – ad un convegno che va oltre gli schieramenti, oltre i partiti normali e persino oltre i movimenti, 5 Stelle compreso. Ripartire dal sud è lo schema, mettendo assieme una sinistra che non si sente rappresentata da Pd, Renzi e quel che resta di Leu ma anche istanze tipicamente all’insegna di sano populismo meridionale alla Pino Aprile e un contorno di moderatismo nei gesti e nelle parole. Un nuovo modo di guardare agli scenari del futuro. Ad accoglierlo, tra i tanti, c’era ad esempio il giovin consigliere provinciale Dante Santoro, uno che è sinistra di ogni sinistra presente attualmente nelle istituzioni nostrane. Giuseppi è furbo, dicono i nemici, capace con la stessa giacca e la stessa cravatta, persino con lo stesso fazzoletto da taschino a tre punte o quattro punte made in Marinella, di governare con Lega o PD, di far finta di non contare niente ed alla fine proprio per questo contare di più, piacendo agli italiani che l’apprezzano per il vigore nelle occasioni che contano ma soprattutto per la calma quotidiana, senza CIAONE RENZIANO o IL SALVINISMO SELFATICO, evitando pure il codazzo che segue ad ogni passo DI MAIO e le ZEPPOLE FONETICHE DI ZINGARETTI. Su di lui ha lavorato bene Casalino ma il resto è roba sua, si vede. Leo de Berardinis, lo paragonerebbe alla via di mezzo tra Amleto e Totò, dicendo “Bisogna azzerare tutto. E non fare niente, si potrebbe dire con un paradosso. Se poi le cose avvengono, che siano le benvenute, nessuno si oppone. Ma non aspettarci assolutamente niente. E fare, comunque“.