Crisi e chiusure nel 2022: commercio in ginocchio: la nota di Confesercenti Salerno

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Cresce il numero delle chiusure delle attività commerciali come del resto in altre città della provincia di Salerno.

Il bilancio più forte arriva proprio da Salerno che hanno visto nascere il commercio ed ora si stanno trasformando in un itinerario costellato da saracinesche rigorosamente abbassate, da esercizi e locali in dismissione.

Una vera e propria crisi del commercio che si sta verificando dove i consumi in calo e le alte spese di gestione inflazione e caro bollette hanno, dunque, inciso sulla stabilità degli acquisti delle famiglie a Natale, vanificando la ripresa dei consumi auspicata e pesando sul commercio al dettaglio, il cui quadro resta critico in particolare per i piccoli negozi che hanno registrato un crollo del 7% circa in volume.

In una nota Confesercenti Nazionale commenta i dati diffusi da Istat sul commercio al dettaglio di dicembre. A dicembre, infatti, a fronte di una crescita in valore del 3,4% rispetto a 12 mesi prima, si registra una caduta in volume del 4,4%, con un deflatore pari a quasi l’8% (era dell’1,1% a gennaio).

È una lenta e drammatica situazione socio economica che volge al peggio e che puntualmente stiamo raccontando da mesi dichiara il presidente provinciale di Confesercenti Salerno Raffaele Esposito i dati raccolti dalla nostra organizzazione cristallizzano una situazione critica che per il 2023 potrebbe tradursi in una nuova ed inesorabile ondata di chiusura di negozi storici e tradizionali quelli delle nostre città delle nostre periferie e delle nostre comunità.

Sarebbe un danno sociale ed economico incalcolabile sia in termini di reddito pro capite per le nostre famiglie sia in termini di controllo e sicurezza del territorio.

Sappiamo bene il significato di avere negozi e quindi baluardi di vitalità, sicurezza ed onestà lungo le nostre strade e nei nostri quartieri, se questi baluardi di legalità dovessero lentamente sparire si aprirebbero spazi per attività illecite come lo spaccio e la delinquenza in genere.

Dobbiamo lavorare al fianco delle istituzioni per arginare e fermare questa tendenza bisogna ripartire dagli enti locali e dal governo dei territori per una maggiore concertazione e supporto a queste attività. Le crisi i venti di guerra la pressione fiscale ed il caro vita giocano purtroppo un ruolo determinante in maniera negativa ed alimentano le chiusure.

Il 2023 rischia, perciò, di diventare nel triennio post pandemia, l’anno con il peggiore risultato della spesa domestica.

E la frenata della ripresa dei consumi sta incidendo pesantemente nel comparto del commercio, in particolare in settori quali l’abbigliamento-tessuti e calzature, con oltre 2000 imprese che hanno chiuso per sempre i battenti (circa il 4% in meno); mentre nel commercio su aree pubbliche la discesa è inarrestabile, con una stima di perdita di quasi 5.000 imprese (circa il 3%).

“Per questo auspichiamo interventi rapidi ed incisivi a sostegno di famiglie ed imprese: se, come ipotizzato dallo stesso Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, nel corso del 2023 le tariffe di luce e gas si riducessero del 40%, si libererebbero circa 30 miliardi di spesa aggiuntiva. La spesa complessiva sostenuta dalle famiglie per le utenze domestiche passerebbe da quasi 76 a poco più di 45 miliardi di euro, scendendo da 2.950 euro a 1.780 euro l’anno per famiglia: così si potrebbe ridare fiato ai bilanci familiari ed imprimere un’accelerazione ai consumi, una vera boccata d’ossigeno fondamentale per le imprese” conclude Confesercenti.

Nel complesso, una perdita complessiva di oltre 15mila attività solo nel 2022 (il 2%).