Processo «Criniera»: il boss Tommaso Fezza seguirà il resto del dibattimento presenziando in aula. Lo hanno deciso ieri mattina i giudici del collegio giudicante, presidente Rossetti, dopo la richiesta avanzata dallo stesso boss del clan omonimo, in video conferenza dal carcere di Asti. Difeso dall’avvocato Domenico Ducci, Fezza ha precisato di non essere ristretto al regime di 41 bis (a differenza di uno dei nipoti) e di poter beneficiare del permesso a stare in aula, «per potersi difendere in prima persona». La prossima udienza (quella di ieri è saltata per l’astensione nazionale degli avvocati) è prevista per il 28 giugno, con l’audizione dei carabinieri dell’allora tenenza di Pagani impegnati nelle indagini. Tra questi, l’ex tenente Marco Beraldo. Tra gli imputati (42 in tutto), alcuni dei quali presenti in aula, ci sarà ora anche il boss Tommaso Fezza. Latitante per un periodo e sfuggito al primo blitz “Taurania”, fu arrestato a settembre del 2008 in un’abitazione del centro storico del comune di Pagani. L’operazione fu condotta dalla Squadra Mobile di Salerno. Visibilmente dimagrito, Tommaso Fezza si trova a scontare una condanna per ergastolo nel carcere piemontese. Con sentenza definita anche in Cassazione, il boss fu riconosciuto colpevole per l’omicidio di Milica Petrovic, giovane ragazza slava con la quale il “capoclan” del quartiere Lamia intratteneva una relazione extraconiugale. “O furmaggiaro” la uccise il 26 agosto del 1994, quando la donna di appena 25 anni, partorì il bimbo avuto proprio con il boss. Stando ai contenuti del processo, la Petrovic voleva che Fezza lasciasse la moglie e riconoscesse il bambino. Per questo, avrebbe attirato più volte l’attenzione di forze di polizia e cittadini, sbraitando e rendendosi protagonista di scenate per tutto il quartiere Lamia. Per un episodio, intervennero anche i carabinieri. A confermare questo specifico contesto le dichiarazioni del boss Bruno De Vivo, referente del clan e dello scafatese Pasquale Loreto, quest’ultimo collaboratore di giustizia. I due conoscevano il rapporto tra l’uomo e la donna straniera
La condanna a morte fu decretata quando la slava minacciò il boss di rivolgersi alle forze dell’ordine. Tommaso Fezza, attraverso De Vivo, chiese di metterla a tacere. La donna fu ammazzata da Fezza perché “sapeva troppo”. Fu precedentemente anche picchiata, ancora in stato di gravidanza, per poi morire il 26 agosto del 1994. Fu colpita con uno zoccolo. Svenne, stordita, per poi essere sepolta. A due anni dalla scomparsa gli inquirenti avviarono le indagini, giungendo poi alla verità, chiusa in un processo con sentenza di ergastolo davanti ai giudici della Cassazione. Da sempre legato ad organizzazioni criminali, Tommaso Fezza era ritenuto dall’Antimafia alleato anche con i Petrosino D’Auria (entrambi imputati nel processo Criniera).
Cuore del procedimento gli «equilibri criminali» del clan Fezza – D’Auria Petrosino, con accuse, oltre che per associazione a delinquere di stampo mafioso, anche di estorsione ed usura a danno di esercizi commerciali nella città di Pagani e più in generale, nelle province di Napoli e Salerno. Il periodo di riferimento va dal 2008 fino ai tempi più recenti. La maxi inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Dda, Vincenzo Montemurro, fu divisa in due tronconi. Il primo, concentrato sull’organizzazione criminale che avrebbe fatto capo ai fratelli Michele e Antonio Petrosino D’Auria, ristretti al 41 bis. Il clan avrebbe esercitato una forte influenza su una serie di attività economiche, come società di trasporti e di trasformazione di prodotti ortofrutticoli, reimpiegando – secondo l’accusa – fiumi di denaro proveniente da attività illecite. Come il traffico di droga. La seconda fase, invece, fu concentrata su quegli intrecci presunti tra camorra, politica ed imprenditoria, con condizionamenti nell’affidamento di appalti pubblici a favore di cooperative e aziende controllate dal clan. E questo, grazie ad un’influenza sul «sistema politico-elettorale». Tra gli imputati, c’è anche l’ex sindaco Alberico Gambino e l’ex consigliere comunale Massimo D’Onofrio.

