Criminalità organizzata in provincia di Salerno, la relazione semestrale: “DIA”.

Questa la situazione nel territorio della provincia di Salerno:

La provincia di Salerno presenta una situazione generale riferita alla criminalità organizzata particolarmente disomogenea, con aspetti e peculiarità che variano in ragione della sensibile diversità geografica, storica, culturale,
economica e sociale che connota le diverse zone della provincia (Agro Nocerino-Sarnese, Valle dell’Irno, Costiera Amalfitana, capoluogo, Piana del Sele, Cilento, Vallo di Diano). Non si registrano significativi cambiamenti sotto il profilo degli equilibri e dei principali interessi delittuosi dei sodalizi locali.

Permangono importanti collegamenti con consorterie originarie del napoletano e del casertano, con le quali i clan salernitani condividono interessi e sinergie criminali. Un riscontro è dato dall’operazione, conclusa il 27 aprile 2019, con l’esecuzione, da parte di militari dell’Arma dei carabinieri di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 affiliati al clan PECORARO-RENNA di Battipaglia, un affiliato al gruppo CESARANO di Castellammare di Stabia e un affiliato alla famiglia MALLARDO di Giugliano in Campania, responsabili, con ruoli diversi, dell’omicidio di un pregiudicato, avvenuto nell’agosto 2015, a Pontecagnano (SA): tali accordi, non infrequenti, sono finalizzati a rendere più complesse le indagini finalizzate a individuare autori e movente del delitto. Nel caso specifico, la vittima, uscita dal carcere in quell’anno, aveva ripreso a gestire attività di trasporto su gomma, entrando in concorrenza con esponenti del clan PECORARO-RENNA che, sin dal 2010, avevano manifestato interessi economici nello specifico settore. Le stesse sinergie sono riscontrate anche tra gruppi locali,specie nel caso in cui siano risultate funzionali ad una migliore gestione delle attività criminali. L’azione repressiva di Magistratura e Forze di polizia ha determinato, di fatto, un affievolimento dell’effettiva “operatività criminale” dei clan nelle diverse realtà territoriali. Nei vuoti di potere conseguenti alla citata azione di contrasto, si sono inseriti gruppi criminali minori, non sempre identificabili come sodalizi di chiara matrice camorristica, orientati comunque alle tipiche attività delle associazioni mafiose: traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, detenzione di armi, rapine e truffe ai danni delle assicurazioni e di enti pubblici. Anche questi gruppi, al pari degli omologhi napoletani, manifestano la loro presenza sul territorio attraverso violente azioni intimidatorie. Le relazioni che instaurano con altri sodalizi locali sono spesso caratterizzate da equilibri interni eterogenei e precari.

Queste eclatanti azioni dimostrative non fanno parte del modus operandi delle organizzazioni criminali di maggiore spessore e di più datato radicamento, che invece hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali” (traffico di sostanze stupefacenti, in particolare), più incisive tecniche di penetrazione nel tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale locale, finalizzate a controllare alcuni settori nevralgici dell’economia provinciale (costruzione di opere pubbliche, forniture di servizi, gestione dei servizi per l’ambiente ed altro di similare) anche attraverso il condizionamento di Enti territoriali locali e Comuni. I loro affiliati, memori di passate esperienze giudiziarie in cui sono rimasti coinvolti direttamente o per il tramite di stretti congiunti, prediligono una minore visibilità, dedicandosi ad attività illecite apparentemente di minor allarme sociale, avvalendosi di pochi fiduciari.

Un tratto comune è quello dell’“impresa a matrice criminale di seconda generazione”. In particolare, i figli di soggetti riconducibili alla camorra del decennio 1980-1990, colpiti negli anni da provvedimenti di sequestro e confisca, hanno intrapreso attività economiche in proprio, impiegando capitali dei quali non è evidente l’origine illecita, avvantaggiandosi della forza pervasiva della famiglia. Nel Capoluogo, nell’Agro Nocerino-Sarnese, nella Costiera Amalfitana, nella Piana del Sele e nel Cilento. In tale contesto si inserisce la perdurante pratica dell’usura e dell’esercizio abusivo del credito, nonché il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti approvvigionati da fornitori provenienti prevalentemente da provincie di Napoli. Il traffico e lo spaccio di stupefacenti sono tra le attività delinquenziali maggiormente diffuse in tutta la Provincia, nonché il prioritario canale di finanziamento e arricchimento. Le attività di contrasto al fenomeno hanno documentato anche l’esistenza di coltivazioni, sebbene non particolarmente estese, di droghe leggere (marijuana) destinate al mercato locale. Altri reati in grado di assicurare profitti soddisfacenti sono le rapine, anche ai danni di furgoni portavalori, e le truffe ai danni dello Stato e delle assicurazioni. Anche l’infiltrazione negli appalti – prevalentemente per la realizzazione di opere pubbliche, ma anche per la fornitura di servizi (particolare delicatezza riveste quello di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani) o per la manutenzione di infrastrutture e di beni del demanio – continua a rappresentare un settore molto esposto. Al riguardo, il 14 maggio 2019, militari dell’Arma dei carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Vallo della Lucania (SA), nei confronti di 4 persone, ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso, del reato di istigazione alla corruzione. Le investigazioni hanno disvelato la promessa di una somma di denaro al responsabile di un ufficio del Comune Pollica (SA), al fine di ottenere l’aggiudicazione della gara relativa all’affidamento dei lavori per il rifacimento della rete fognaria.

Il 16 maggio successivo, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare, a conclusione di un’altra indagine (operazione “Kamaraton”) condotta della Procura della Repubblica di Salerno, che ha riguardato l’operatività in seno al comune di Camerota (SA) di un’associazione per delinquere, operante dal 2012 al 2016, finalizzata alla commissione di un numero indefinito di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, tra i quali l’illecita gestione di concessioni, autorizzazioni, appalti e pubblici servizi, assegnati a imprenditori amici o a società a parziale partecipazione pubblica, in cambio di denaro o altre utilità.
Per quanto attiene alla dislocazione territoriale delle consorterie, possono individuarsi tre macro-aree.

La prima è costituita dall’area urbana salernitana, dove è in atto un assestamento degli equilibri del potere criminale, legati al fenomeno della droga e dove il porto commerciale assume un ruolo rilevante nella definizione del dispositivo di contrasto a illeciti quali il traffico internazionale di stupefacenti. La prima è costituita dall’area urbana salernitana, dove è in atto un assestamento degli equilibri del potere criminale, legati al fenomeno della droga e dove il porto commerciale assume un ruolo rilevante nella definizione del dispositivo di contrasto a illeciti quali il traffico internazionale di stupefacenti e di sigarette, in cui spesso risultano coinvolte organizzazioni criminali di altre aree della Penisola. La seconda è rappresentata dall’agro Nocerino-Sarnese, storicamente più permeato dalla presenza di consorterie di tipo camorristico, in rapporti con i clan della limitrofa area vesuviana, dedite principalmente al traffico di sostanze stupefacenti e ai reati contro il patrimonio (estorsioni, usura e rapine), con episodi di intimidazione nei confronti dei commercianti della zona. La terza comprende la Costiera Amalfitana, il Cilento e il vallo di Diano, zone molto estese e contraddistinte da rinomate località turistiche marittime e montane, caratterizzate da una presenza di organizzazioni criminali attive, in modo particolare, nel settore delle costruzione.