COVID -19 – Cavaiola, la bellezza del fiume ritrovato

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“In realtà quei supplizi che dicono ci siano nel profondo inferno, li abbiamo qui tutti nella vita”: così Tito Lucrezio Caio scrisse nel De Rerum Natura.
Covid-19: una pandemia, ansie, paure, frustrazioni, eppure qualcuno, a parte il misero essere umano, finalmente sta respirando.
Aria meno pesante, livelli di CO2 nell’aria ridotti in alcune zone anche del 30% in una sola settimana di “stop collettivo”, conigli che saltellano liberi nei parchi di Milano, anatre che sguazzano nella fontana del Gianicolo, delfini che si avvicinano sino alle banchine nei porti di tutta Italia, ed acqua limpida nel fiume Sarno.
Un evento sensazionale, quasi da segnare in rosso sui calendari di ogni cittadino meridionale.
Erano anni, decenni, che il fiume, più inquinato d’Europa per antonomasia, non vedeva delle acqua così limpide.
Ed ancora ci chiediamo chi è la vera causa del nostro mondo malato? Ancora ci chiediamo a chi dovremmo dare la colpa delle morti sempre più numerose nelle zone attraversate da questo corso d’acqua?
Un’attivista di un’associazione angrese “Fronte Civile-stay Angri” scrive così su un suo post fb, a fronte di una foto scattata negli scorsi giorni presso la Cavaiola, affluente che si getta nel Fiume Sarno: “Prendete questa foto,stampatela e appendetela nelle vostre case. Come memorandum, come per ricordarci da dove siamo venuti.
Così quando disperati vi chiederete quali sono le cause principali dei tumori che affliggono i nostri familiari, amici, figli o conoscenti avremo davanti i nostri occhi la risposta: NOI STESSI!
Siamo la causa del nostro stesso male, siamo noi il tumore della società, siamo noi che non ci ribelliamo”.

E proprio come Il Battista battezzò Cristo nelle acque del Giordano, ognuno di noi dovrebbe adagiare una ciotola con quelle acque e dovrebbe bagnarsi il capo e le carni. Nulla potrà eliminare l’odore nauseabondo di omertà che ognuno di noi porta addosso, ma possiamo far sì che i nostri figli, i nostri nipoti vivano in un mondo migliore di quello dove siamo (sopra)vvissuti noi. Non è mai troppo tardi per aprire gli occhi.

Antonietta Della Femina